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il database sui cerchi nel grano
L'alieno di Crabwood

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L'alieno di Crabwood


L.D - @ Cropfiles.it

Nella giornata di Ferragosto del 2002, tra Pitt e Sparsholt (Winchester, Hampshire), nei campi della Vale Farm circondati dalla foresta di Crabwood, in un terreno di proprietà di Mike Burge, e a pochi metri di distanza da una stazione radio ad onde corte, appare quello che è ritenuto uno dei più imponenti e magnifici crop circles di sempre.

Raffigura un enorme viso alieno, che tiene in mano un oggetto sferico del tutto simile ad un cd-rom, all’interno del quale è scritto un messaggio in codice binario. La cornice rettangolare entro cui è disegnato misura circa 100 metri di lunghezza e 75 di larghezza. Sembra quasi che l’alieno si affacci alla finestra, per consegnarci delle informazioni su disco.

Crabwood alien crop circle


Seguono alcune foto scattate da terra.

Crabwood alien crop circle


Mark Fussell (cropcircleconnector.com) ha detto che all’arrivo delle prime persone il grano si presentava secco e fragile, ancora non schiacciato. Poi il successivo calpestio lo avrebbe parzialmente frantumato. Lucy Pringle (lucypringle.co.uk) sostiene che nonostante il grano fosse secco e le spighe mature, le teste delle spighe, dove sono i semi, non sono state abbattute né rovinate all’interno del disco. Lo confermano alcune foto in primo piano scattate da Paul Vigay (vedi sopra) a diversi dettagli del pittogramma, poiché sembrano mostrare che il grano sia abbastanza intatto.

Tal Sonya Porter (a suo stesso dire novella e neofita rabdomante) ha dichiarato che le sue bacchette si incrociavano tra loro quando era all’interno del crop circle, all’incirca ogni sette passi; cosa che viceversa non accadeva all’esterno del disegno (http://www.swirlednews.com/article.asp?artID=514).

Dunque si può ipotizzare la presenza di una fonte d’acqua sotto al suolo, in corrispondenza del crop circle? Questo dimostrerebbe che l’acqua ha un ruolo nella formazione di questo pittogramma?

No, diremmo che esistono sistemi ben più rigorosi per appurare o meno se ci sia presenza di acqua nel sottosuolo. E ancora no, la eventuale presenza di acqua nel sottosuolo non può di per sé avvorare l’ipotesi ben più complessa che l’acqua, bombardata da microonde o suoni prodotti da entità aliene (sfere di luce, o BOL) prenda a vibrare e produca, secondo le leggi della cimatica, delle immagini da impremere al suolo. Questa è infatti – senza che chi ne parla ne sia necessariamente consapevole - l’ipotesi sottesa all’argomento “presenza d’acqua nel sottosuolo”. Del resto qui l’immagine non è una forma geometrica, ma il disegno di un volto alieno, che proprio nulla ha da spartire con la cimatica. Però è ormai di moda indicare che ci sia presenza d’acqua nel sottosuolo dove compaiono i crop circles, e che questa presenza d’acqua – difficilmente vi sapranno spiegare perché, lo avranno letto da qualche parte - sia un “indice di alienità”.

Non si sa invece praticamente nulla riguardo l’analisi chimica o scientifica del suolo, o delle spighe. La scienza, ancora una volta, sembra giocare un ruolo marginale.

Torniamo però al nostro alieno. Non è la prima volta che in Inghilterra appare un glifo raffigurante il volto di ET. Era accaduto l’anno precedente a Chilbolton, in concomitanza dell’ “Arecibo Reply”(www.cropfiles.it/special/Chilbolton_Arecibo_Reply.pdf), un altro caso molto noto, di cui pure si era parlato abbastanza a sproposito.

Chilbolton alien face


Crabwood dista solamente 13 chilometri da Chilbolton, ed anche qui è presente - nelle immediate vicinanze - una stazione radio. Inoltre anche a Chilbolton il pittogramma era stato realizzato a ferragosto (esattamente un anno prima) e sempre all’interno di una cornice rettangolare. Se molti ritengono che queste analogie testimonino in favore della artificialità del crop circle, realizzato evidentemente dalle stesse persone che l’anno precedente avevano realizzato l’alieno di Chilbolton, è pur vero che fra i due crop circles vi sono differenze sostanziali. Il disegno di Chibolton era composto da “punti” di varie misure, simili alla stampa delle foto in bianco e nero, posti su di un piano regolare e orientati a 45 gradi. Inoltre non è chiaro se quel volto rappresenti realmente un alieno, un uomo, o una scimmia.

Crabwood alien crop circle


A Crabwood è stata invece utilizzata una tecnica più avanzata e sofisticata, che consente - come si vede dalle immagini - una maggiore risoluzione effettiva (“crispness”). L’alieno di Crabwood è realizzato con l’alternanza di righe (o linee) orizzontali, a diverse tonalità (come le linee interlacciate della televisione), la larghezza e dimensione delle quali è modulata al fine di creare delle apparenti scale di grigio. Il sistema ricorda quello della TV digitale DVT, chiamato a "scansione incrociata". Con l’avvento dell’alta risoluzione fornita dai monitor dei computer, è nata la necessità di ottenere una "scansione progressiva" per ricavare una risoluzione più elevata di quella televisiva. Il sito “Fenice. Info” in proposito scrive:

“Proprio pochi giorni prima (il 9 Agosto 2002) la Commissione Federale per le Comunicazioni ha varato un piano secondo il quale i produttori di televisioni dovranno abilitare tutti i televisori a ricevere la TV digitale (DTV) entro il 2007. La differenza più significativa tra l'attuale standard NTSC [negli USA; da noi c'è il PAL, ndJB] e il DTV, è che l'NTSC si basa unicamente sulla scansione interlacciata, mentre il DTV dispone anche della scansione progressiva. Tanto per capirci.. L'NTSC (Comitato per il Sistema Televisivo Nazionale) è stato scelto come standard per i televisori americani nel 1953. La scansione interlacciata era comoda per mostrare un'immagine fluida sui vecchi teleschermi (con questo metodo di scansione, ogni fotogramma viene suddiviso in righe dispari, che vengono mostrate per prime, e in righe pari, che vengono mostrate successivamente). Con l'avvento dei monitor per computer ad alta risoluzione, non ci volle molto prima che si rendesse necessaria una scansione progressiva (cioè non-interlacciata), che consente ai monitor di offrire una risoluzione molto superiore rispetto a quella dei televisori, e inoltre la comodità di avere immagini più stabili e senza sfarfallìo. I dati rappresentati nel "disco" rappresentato a Crabwood appartengono a un fotogramma video di tipo interlacciato”.

Interlaced scan alien crop circle


Anche il metodo è sostanzialmente diverso da quello utilizzato a Chilbolton, poiché a Pitt si è utilizzata la tecnologia GPS, ovvero “Global Position System”. Si tratta – in parole povere – di un sistema di navigazione satellitare, fondato per scopi militari dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DOD = “Department of Defense”), e poi diffusosi per usi civili. Esso fornisce dei segnali satellitari criptati che sono ricevuti ed elaborati da un ricevitore GPS in grado di calcolare posizione (in tre dimensioni), velocità e tempo.

Nel caso in cui gli artefici delle due immagini siano alieni, c’è da chiedersi come mai un anno prima non era stato utilizzato questo metodo assai più sofisticato. Non è pensabile che non lo conoscessero o che in un solo anno la “loro” tecnologia sia tanto migliorata. Se poi possono produrre immagini di alta qualità in un campo di grano, perché non possono scrivere semplicemente un messaggio? Ma a ben vedere il progresso tecnologico c’entra poco. Infatti, come ha sostenuto lo stesso ing. Eltjo Haselhoff, l’alieno di Crabwood, da un punto di vista di tecnica realizzativa, non è migliore di quello di Chilbolton: è composto da linee anziché da pixels individuali, e ciò lo rende più facile da realizzarsi utilizzando distanze GPS dalla cornice-bordo in cui è inscritto.

La tecnologia GPS infatti, proprio perché più avanzata, facilita il lavoro e ne nobilita la qualità. A scopo illustrativo mostriamo l’immagine sottostante, che è un esempio di crop-labirinto (“maze”) realizzato dichiaratamente con tecnologia GPS, in accordo col proprietario del campo .

sample maze


Aggiungiamoci che circa venti giorni dopo, nel settembre 2002, furono ritrovati - in alcuni campi tra il Berkshire e il Wiltshire - quattro pittgrammi (due dei quali nello stesso campo) identici tra loro, raffiguranti il volto di una donna. Molti vollero rintracciare delle analogie con l’alieno di ferragosto, attribuendo così questo fenomeno agli stessi autori.

woman face in the grain


Il volto di donna non era certo quello dell’alieno, e non conteneva nessun messaggio in codice binario. Ma era pur sempre un volto ad alta risoluzione, e anzi a ben vedere un messaggio criptato lo conteneva: pubblicizzava la nuova compagnia telefonica “Orange”, che proprio allora stava realizzando il suo lancio pubblicitario.

orange sand circle


Tutti allora cominciarono a ragionare per associazione di idee e proprietà transitive. Si venne presto a sapere, o meglio a vociferare, che gli autori del glifo del viso femminile erano un gruppo di circlemakers chiamati “Team Satan”, pagati dalla Orange per realizzare questa operazione. Ma erano dunque stati sempre loro ad operare a Crabwood? Pagati da chi, e perché? Cosa pubblicizzava l’alieno di Crabwood? Forse il nuovo film di Mel Gibson, “Signs” (agosto 2002)? In tal caso sarebbe stata la produzione “Buena Vista Pictures”, cioè la Disney, a pagare i creatori del’agroglifo? La recente uscita del film “Signs”, in cui si parla di alieni dall’aspetto malevolo (come quello di Crabwood) che creano crop circles, è stata così ritenuta sospetta. Qualcuno allora ha voluto interpretare questo agroglifo come parte di una campagna mediatica atta a dipingere gli alieni come entità negative, o a promuovere il film prodotto dalla Disney.

L’ipotesi non è da escludere, sebbene a nostro avviso sia improbabile. Del resto la Disney – come è accaduto per la Nike – avrebbe potuto prendere questa iniziativa alla luce del sole, accordandosi col proprietario del campo, pagandolo, e rendendo noto a tutti (prima o dopo) che si trattava di un’operazione commerciale.

È comunque lecito (ma non scontato) ritenere che i creatori dei crop cirles di agosto e di settembre fossero gli stessi, o dello stesso gruppo. Non alieni, ma land artists. La tecnologia utilizzata per raffigurare la donna “Orange” e l’alieno di Crabwood non è la stessa, ma è molto simile. Nel primo caso (l’alieno) non c’è una modulazione per creare delle apparenti scale di grigio, ed è come se l’immagine fosse in bianco e nero. Ciò non costituisce però un passo indietro nell’utilizzo della tecnologia. Potrebbe invece essere un passo avanti, nella misura in cui alcune scale di grigio presenti a Crabwood potevano apparire scurite fino a risultare nere, secondo l’angolazione solare e l’ombra proiettata sulle spighe adagiate al suolo. L’immagine in bianco e nero ad alto contrasto (la donna), senza sfumature di grigio, non presentava questo problema.

Un’altra questione controversa è sorta allorchè l’ET di Crabwoos è stato messo a confronto addirittura con un dipinto Uzbeko che risalirebbe a circa 400 anni fa. Lo ha fatto notare il ricercatore tedesco Andreas Müller, al quale era stato a sua volta suggerito da un sito internet polacco.

cosmonaut illustration


Per capire da dove realmente proveniva questa informazione però, si è dovuto attendere il febbraio del 2000, allorchè Didier Leroux scrisse un articolo sulla rivista "Lumières dans la Nuit", in cui si apprendeva che nel 1967 era stato pubblicato in Francia il primo numero di una rivista sovietica intitolata “Spoutnik”. Nella rivista c’era un articolo di Viatcheslav Zaitsev intitolato "Des visiteurs du cosmos" ("i visitatori del cosmo") impreziosito dalle illustrazioni dell'artista A. Brusilov.

spoutnick illustration


Poichè in quel numero di Spoutinik si parlava della leggenda dei c.d. "dischi dei Dropas", l'artista nella sua illustrazione decise di dotare il cosmonauta alieno di uno di questi dischi. Sullo sfondo una pianura in stile "optical" che era in quei tempi molto di moda, insieme ad un disco volante e ad un altro cosmonauta alieno. Cosa c’entra allora l’Uzbekistan e la pittura rupestre di 400 anni fa?

Presto detto. In alto a destra di questa pagina raffigurante l’illustrazione di fantasia di Brusilov, compariva una didascalia che descriveva questo disegno come pittura rupestre rinvenuta in una roccia presso Ferghana, in Uzbekistan appunto.

Nel numero 2 del mensile però, appare un errata corrige e delle scuse: quella didascalia era finita lì per un errore del tipografo, che avrebbe dovuto inserirla tre pagine dopo, dove si parlava del vero graffito uzbeko.

spoutnick corrige


Come spesso accade, gli errata corrige passano inosservati, specialmente in un mensile, dove arrivano un mese dopo in qualche trafiletto.

Nel 1968 usciva invece un libro di Erich von Däniken, che non passò affatto inosservato all’opinione pubblica. Era intitolato “Chariots of the Gods? Unsolved Mysteries of the Past”, sul quale sarà poi adattato anche un film.

Von Daniken


Von Daniken è un saggista svizzero piuttosto popolare, accusato però ripetutamente di plagio, e soprattutto accusato dall’intera comunità storica e scientifica di basare le sue conclusioni su premesse illogiche, assiomi falsi, prove pseudoscientifiche, alcune delle quali palesemente fraudolente e costruite.

Per quanto riguarda questo libro, deve sicuramente colpirci una immagine presente al suo interno.

Chariots of the god illustration


Vi ricorda qualcosa? Effettivamente presentata con i giusti colori sembra quasi la raffigurazione di una pittura rupestre. E per tale veniva spacciata.

Nel sito del ricercatore Martin Keitel troviamo lo stesso tema, con un ingrandimento del dipinto confrontato al disco di Crabwood:

Dropa disk comparison


Egli sostiene che, se anche l’immagine rupestre è un falso del 1967, comunque è stata dipinta prima dell’alieno di Crabwood, e una connessione tra i due deve pur esserci.

Quale connessione? Si ricorre così a medium finlandesi, calcoli matematici piuttosto astrusi, e visioni oniriche. Per giungere infine alla conclusione che “non si sa bene cosa, ma qualcosa deve esserci”. Di serio e di concreto non viene purtroppo prodotto nulla. In questo articolo non daremo neppure conto di queste speculazioni, invitando chi fosse interessato a visitare il sito di Keitel (il quale, per la verità, non è nuovo a questo genere di argomentazioni fatte di voli pindarici). Oppure a leggere l’articolo pubblicato qui (http://www.cropcircleconnector.com/anasazi/time2010e.html ) che inzia con questa frase:

“I contenuti del seguente articolo difficilmente saranno credibili per il lettore medio […] ma dovrebbero essere di notevole interesse per altri lettori, che già seguono questi strani fenomeni crop-circle o UFO nel dettaglio, e che desiderano saperne di più”.

Nel nostro caso seguiamo molto dettagliatamente la “questione crop circles”, da dieci e più anni, e la nostra opinione – per quello che vale - è che in questo articolo non c’è nulla di “notevole interesse”, ma soltanto una incredibile e spropositata accozzaglia di elucubrazioni sensazionalistiche, che qui non riteniamo opportuno rincorrere.

Invece, a noi sembra che non ci siano grandi legami tra l’illustrazione del 1967 e l’alieno impresso sul grano. La mano che sostiene il disco è in posizione completamente diversa, la posizione e le dimensioni del disco sono molto differenti, il viso stesso del cosmonauta presenta scarsa somiglianza ecc. Semmai però connessione vi fosse, nulla vieterebbe di pensare alla connessione più semplice e intuitiva: gli autori del pittogramma si sono ispirati a quell’immagine, precedentemente vista sul giornale “Spoutnik”. O forse altrove. David Flynn ad esempio aveva pubblicato una immagine molto simile nel proprio sito web, e in questo filmato spiega come il crop circle di Chilbolton sia correlato a quella immagine e alle sue ricerche: http://www.youtube.com/watch?v=rz8jPjoUL0Y

image by Flynn


Insomma che ci sia o meno una correlazione tra queste immagini è oggetto di disputa. Che invece ci sia correlazione tra l’alieno disegnato nel grano a Chilbolton e gli alieni veri, molto meno.

Vediamo ora di fare qualche riflessione sull’immagine di questo volto alieno. Non rappresenta un tipico “grigio” (cioè l’abitante di “Zeta Reticuli”, il “classico” alieno), il quale – a differenza di quello di Crabwood - ha larghi occhi scuri senza pupilla, ed una espressione meno malevola.

Le linee confuse che lo circondano danno una idea di movimento, trasmettono un senso di ansietà, di incertezza su cosa stiamo vedendo. Una parte del volto, a sinistra, è nascosta, nella penombra. L’occhio in luce, spalancato, con una grande pupilla scura, sembra inquisitorio. Il viso è arcigno, le ciglia aggrottate, le guance scavate, la bocca stretta affatto sorridente, la grande testa ed il piccolo naso in ombra, quasi a voler trasmettere l’idea di un essere infido con grandi e pericolose facoltà mentali. L’intera immagine non trasmette affatto serenità.

Non solo quell’lieno non è un classico “grigio”, ma ricorda piuttosto uno stereotipo hollywoodiano alla “Star Trek”. Paul Vigay, noto studioso e ricercatore di questo settore (tutt’altro che scettico), racconta come il crop circle in questione gli ha immediatamente ricordato alcuni episodi della serie televisiva “Star Trek”, in particolare il personaggio “Balok” (foto a sinistra).

alien faces


Inoltre – nota Vigay – dal punto di vista del puro design, ci sono delle imperfezioni, come il poco spazio sul lato destro del viso alieno, e come gli angoli della cornice in basso, che misurano poco meno di 90 gradi, e quindi non sono perfettamente retti.

Una interessante curiosità la sottopone Martin Noakes (ricercatore e membro del Team di studi di Swirled News), che mostra una foto del volto dell’alieno sfocata, offuscata, o meglio “blurred” (un effetto disponibile nei principali programmi di grafica e fotoritocco). La foto è stata ritoccata da “ewarrior”, un artista digitale (electricwarriors.com) e viene presentata da Martin Noakes in una pagina web dedicata alla discussione su questo caso.

alien faces


Come si può notare, sfocando l’immagine (foto in bianco e nero), essa acquista una certa tridimensionalità. Si vedono meglio le dita delle mani che sostengono il cd, e con un minimo di fantasia si vede discretamente bene anche la mano destra, le cui punte delle dita sono come illuminate. Anche il naso, il petto dell’alieno, tutto assume una sembianza più reale e tridimensionale. Si vedono meglio gli occhi, specialmente il destro. Il cd che tiene in mano sembra più una sfera luminosa. Anzi, la fonte luminosa che illumina il viso dell’alieno sembra essere proprio la sfera che egli tiene in mano.

Bene, ammesso e non concesso: tutto ciò cosa ci dice? Non molto per la verità. Potrebbe forse suggerire che l’immagine sul grano sia stata prima realizzata al computer, con tecnologia GPS, o partendo da una fotografia renderizzata o da un’illustrazione. E questo non potrebbe che avvalorare l’ipotesi della attività umana.

Non si sa molto poi riguardo i tre piccoli cerchi, che sembrano rappresentare tre stelle, sopra la spalla destra dell’alieno (sinistra in foto). Cosa sono? Per qualcuno sono tre UFO, oggetti volanti non identificati, magari la firma dell’alieno al quadro che ha dipinto sul grano. Secondo Martin Noakes si tratta della rappresentazione della cintura della costellazione di Orione, mentre Barry Reynolds (ricercatore membro del “Southern Circular Research” e anch’egli di “Swirled News”) suggerisce che i punti – ad un attento esame – sono quattro: tre ben visibili sono le dita della mano destra dell’alieno, mentre il quarto punto, meno visibile e vicino alla spalla destra, è il pollice.

Quello che è sicuro è che sono tre (o quattro) “punti” disegnati sul grano. Non a casaccio evidentemente, ma neppure è inequivocabile il perché, o il cosa rappresentino.

Veniamo così alle testimonianze, che mai mancano in casi del genere. Non ce ne sono molte, stranamente.

La signora Mary Hill, che vive in prossimità del campo, dice di aver sentito, circa all’1 di notte tra il 14 e il 15 agosto, un rumore di elicottero sorvolare a lungo la zona. Il rumore è durato circa un quarto d’ora, e poteva essere un elicottero o anche un qualche generatore di corrente. La notizia sarebbe stata vagamente confermata anche da pochissimi altri abitanti della zona. Si sospetta dunque che il velivolo (se di elicottero trattatasi) facesse da guida nella tracciatura del disegno, effettuata utilizzando un GPS controllato da un computer.

Difficile esprimersi a questo riguardo. Lo è sempre laddove si tratta di testimonianze, specialmente se ci sono “alcuni” indeterminati personaggi che confermano “vagamente” una testimonianza di un rumore incerto tra “elicottero” e un “generatore di corrente”. Queste storie lasciano il tempo che trovano. Parimenti lascia il tempo che trova la testimonianza di Lucy Prigle, da anni impegnata a scattare fotografie aeree ai crop circles (molte le troverete in vendita nel suo sito). E da anni impegnata in ricerche alquanto bizzarre che consistono – ad esempio – nel sotterrare bottiglie d’acqua all’interno dei pittogrammi, per poi scoprire che gli influssi dell’energia del crop circle hanno misteriosamente penetrato la bottiglia, donando all’acqua proporietà omeopatiche. Tutto ciò viene comprovato con esperimenti privi di metodo scientifico, che vantano l’autorevole avallo di un rabdomante (Jim Lyons) e un noto medico truffatore (Jacques Benveniste). Così il 25 agosto Lucy Pringle era al telefono con la signora Marie, la quale gli disse di aver sentito, la mattina del 15 verso le 11 - 11:30 di mattina, un forte odore di bruciato che proveniva dal campo adiacente alla sua casa (lo stesso del crop circle). La Pringle racconta di aver riscontrato poi delle difficoltà di registrazione con una telecamera (cosa che le capita di sovente, ma a quanto pare senza che ciò le impedisca di fare foto e filmati), e di aver provato all’interno del pittogramma una sorta di forte confusione e giramento di testa. Cavalcava insomma la leggenda secondo la quale all’interno dei crop circles è facile riscontrare malfunzionamenti di strumenti tecnici, e accusare malori o stati di euforia, a causa della misteriosa energia che propaga dal pittogramma. Dicerie.

Come pure una diceria leggendaria è quella secondo la quale i campi in cui appaiono molti pittogrammi sono umanamente irrangiungibili. Sempre dal sito di Lucy Pringle apprendiamo infatti che il crop circle non poteva essere visto dalla strada (lo stesso trattamento è riservato dalla Pringle a numerosi altri pittogrammi inaccessibili, nei quali però lei era magicamente giunta a bordo di una jeep), ed infatti veniva visto da una donna che stava andando a cavallo in un campo sovrastante quello su cui è stato realizzato il pittogramma. Il 16 mattina la donna telefonava alla radio “Ocean FM” raccontando quanto aveva visto. Il reporter “Pippa Head” (eviteremo di fare facile sarcasmo sul nome) si recava sul posto, lo sorvolava, e confermava che la notizia era affidabile. Quale notizia? Quella della presenza di un pittogramma, certamente lo era.

E ancora: Stephen Short, della vicina cittadina di Warnford, il 21 Agosto ha conversato con 3 giovani ragazzi, i quali gli avrebbero detto che la notte tra il 14 e il 15 Agosto si trovavano nei pressi del campo su cui era apparso il crop circle, e avevano visto delle strane luci danzare nel cielo per poi scomparire come stelle cadenti.

Allora testimonianza per testimonianza, è bene citare anche quella del signor Sid Colles, che lavora per il signor Burge sul terreno interessato dal fenomeno. Egli aveva notato qualcosa di insolito già il 14 agosto attorno all’ora di pranzo, circa all’una del pomeriggio: la cornice, e alcuni tracciati-guida (si parla di 6 linee complessivamente); ma non il disegno, né le spighe piegate, tanto che non se ne curò molto. Se ciò corrisponde al vero, si deve allora presumere che la formazione possa essere stata creata in più fasi, e nell’arco di circa un giorno e mezzo, certamente non in pochi secondi (come ventilato da alcuni, e come si suppongono essere molte formazioni ritenute “autentiche”).

La tematica relativa alle testimonianze è comunque estremamente aleatoria e complessa. Quel che possiamo notare è che non esiste forse un solo caso di cerchio nel grano la cui cronaca non racconti di presunte e strabilianti testimonianze insolite. Nove volte su dieci, enfatizzate e cavalcate dai soliti “ricercatori”.

Altro dettaglio piuttosto curioso è il ritrovamento di un “LED” sul campo.

LED


E’ stato trovato da Freddy Silva la mattina successiva al ritrovamento della formazione. Silva lo ha poi recapitato a Paul Vigay, esperto di elettronica, il quale ha verificato che si tratta di un semplice LED (Light Emitting Diode) connesso ad una batteria tramite un pulsante di accendimento/spegnimento. Era rivestito con un nastro in plastica, ed ancora tiepido, probabilmente non era stato lasciato da molto tempo. Funzionava ancora. Vigay non è in grado di dirci a cosa possa essere servito; forse come strumento luminoso nel buio; potrebbe essere stato perduto dai creatori del pittogramma, o anche essere stato messo lì come falsa traccia per sviare le indagini. Nulla di alieno comunque, anzi…

Ciò che rende però questo crop circle tra i più interessanti e discussi di sempre, è non solo la qualità grafica e la dimensione del disegno, ma la presenza del cd (che alcuni scettici chiamano ironicamente pizza), all’interno del quale c’è un messaggio in codice. L’attenzione degli studiosi si è così focalizzata soprattutto su questo aspetto.

Occupiamoci allora di questo oggetto sferico tenuto dall’alieno con la sua mano sinistra, che sporge dalla cornice entro cui è raffigurato il volto, è che ha le sembianze di un cd-rom.

alien cd-rom


Se si guardasse la superficie di un disco DVD o CD-ROM con un enorme ingrandimento, si vedrebbero dei quadratini usati per rappresentare i bit dell'informazione digitale. Lo stesso metodo è stato usato nella formazione di Crabwood. A un primo sguardo, i quadratini sembrano organizzati in cerchi concentrici, ma osservando attentamente ci si accorge che si tratta di una spirale.

Per l’esattezza quindi, più che di un cd-rom, si tratterebbe di un DVD, poiché i blocchi non sono organizzati secondo un struttura concentrica bensì spirale.

cd-dvd structure


Prima di occuparci della traduzione del messaggio binario contenuto nel disco, ci sembra interessante fare dei rilievi preliminari. Il sito “Fenice.info” ritiene che l’alieno di Crabwood sia la dimostrazione di come si possa avere una comunicazione bidirezionale con una razza extraterreste. Per avere tale comunicazione la prima cosa da fare è stabilire uno strumento per comunicare. Il fatto che la formazione sia apparsa accanto a una stazione a onde corte, la quale punta in direzione del pittogramma stesso, fa ritenere che il mezzo scelto siano le onde corte.

microwave emission


La presenza della stazione però – sottolinea un articolo su edicolaweb.net - potrebbe essere spiegata anche diversamente, tenendo cioè conto del fatto che essa costituisce un perfetto ripetitore di segnali di microonde. Tale antenna potrebbe essere stata usata per ricevere e ritrasmettere, o per amplificare le microonde che avrebbero avuto un ruolo nel formare il disegno sul campo. Notoriamente (ma erroneamente) si ritiene infatti che molti crop circles siano generati per mezzo di microonde, o con il coinvolgimento di queste ultime nella fase di creazione. Inoltre – volendo spingersi verso teorie ancora più azzardate – va ricordato che Bill Hamilton aveva recentemente scritto a Linda Multon Howe valutando l’ipotesi affatto remota (a suo dire) che i cropcircles potessero essere creati da militari, utilizzando un maser posto su di un velivolo o un satellite in orbita.

Nessuno sembra prendere in considerazione l’ipotesi che la stazione a onde corte si trovi lì semplicemente perché lì si trova. Esattamente come il pittogramma di Chilbolton si trova vicino al radiotelescopio di Arecibo, e tantissimi altri crop circles si trovano più o meno vicini a piloni della luce o qualcos’altro, e tantissimi altri no. Chiaro che se ci mettiamo nei panni di un circle maker, viste le speculazioni su questo tema, andremo a privilegiare dei campi vicino a qualcosa su cui poter speculare.

In ogni caso torniamo al concetto di comunicazione bidirezionale di cui avevamo iniziato a parlare. Se è di comunicazione che stiamo parlando, e se il disco di Crabwood contiene un messaggio, allora deve esserci anche un protocollo, cioè un formato concordato tra mittente e destinatario che permetta la trasmissione (e la comprensione) del messaggio tra i due. Un protocollo è affidabile nella misura in cui dispone di una struttura-dati (ci dice che aspetto hanno i dati, e se sono stati o meno compressi); di un controllo-errore (il protocollo deve stabilire un modo per determinare se il messaggio è stato trasmesso e ricevuto correttamente); di un fine-trasmissione (il modo in cui il dispositivo che trasmette indica che ha finito di inviare il messaggio) e di una conferma-ricezione (il modo in cui il dispositivo che riceve indica che ha ricevuto il messaggio).

Questi elementi sarebbero tutti presenti nella formazione di Crabwood. La struttura-dati, come abbiamo già visto, è costituita da un messaggio digitale sequenziale essenzialmente strutturato come un DVD, con lettura a spirale dal centro verso l’esterno.

Per quanto riguarda il “controllo-errore” si ritiene che il più probabile metodo di verifica è costituito dall'immagine stessa dell'alieno, che si direbbe fungere da fotogramma di confronto (comparison frame): “se riusciamo a generare la stessa immagine a partire dai dati che abbiamo decodificato, allora sapremo anche come codificare un'appropriata risposta al messaggio. Purtroppo però le uniche immagini disponibili di questa formazione sono state scattate ad angoli obliqui, il che rende assai difficoltoso il compito di analizzare la codifica dei dati - poiché gli angoli obliqui rendono estremamente difficile (se non impossibile) distinguere l'esatta spaziatura dei quadratini nella spirale”. (http://www.fenice.info/)

Vi convince?

Non fa eccezione a questa logica l’elemento di “fine trasmissione”: i segmenti dell'area dove inizia la spirale (start of spiral) e di quella dove finisce (end of data marker) sono più lunghi di qualsiasi altro segmento nella spirale dei dati.

alien dvd frames


I lettori CD/DVD leggono i dati dal centro del disco verso l'esterno, fino a che trovano un marcatore di fine-dati (end of data marker) - che dice al lettore di fermarsi. La formazione di Crabwood mostra chiaramente una sequenza di fine-dati nel margine esterno della spirale. Con ogni probabilità, si tratta di un messaggio di fine-trasmissione usato nel protocollo extraterrestre per indicare che il dispositivo trasmittente ha finito di inviare l'intero messaggio”.

Invece la “conferma-ricezione” è qualcosa che spetta a noi, a chi ha ricevuto il messaggio. Tutto dipenderà da cosa l'umanità sceglierà di fare di questo messaggio.

Tutto ciò – giudicate voi se convincente o meno - può aver senso nell’ottica di una speranza: che si tratti di una comunicazione proveniente da una razza aliena.

A questo proposito Jay Goldner, ricercatore, avrebbe scoperto che la formazione di Pitt contiene al suo interno due numeri primi: 59 (linee orizzontali) e 17 (sezioni dal centro del cd). I numeri primi sono quegli speciali numeri divisibili solamente per 1 o per sé stessi, e non è un mistero che sono ritenuti – anche per questa loro caratteristica – tra gli elementi di possibile comunicazione con eventuali intelligenze extra-terrestri.

Ma se ci mettiamo su questo piano, va anche detto che ovunque potremmo trovare numeri primi, basterà cercarli. Non per questo è lecito ritenere che si tratti di effettiva comunicazione con altre specie non umane.

Per nulla convinti delle argomentazioni qui esposte, abbiamo comunuque riportato la nota di Jay Goldner e quanto scritto sul sito “fenice”, per completezza di informazione e dovere di cronaca.

Altre riflessioni interessanti, sebbene opinabili e non conclusive, le ha fatte il già menzionato Paul Vigay, il quale ci fornisce tre spunti che qui ci limitiamo a segnalare.

1- Il primo pensiero che ha avuto Vigay al cospetto del disco tenuto dall’alieno, era che somigliava molto a quei vecchi dischi metallici che producevano delle note facendo ruotare gli intagli su una puntina, un pò come l’antica “scatola musicale” vittoriana, predecessore del fonografo. Sarebbe allora interessante fare una simulazione al computer e fare suonare il disco dell’alieno di Crabwood da una “scatola vittoriana”. Cosa ne verrebbe fuori? La risposta non c’è, perché ad oggi nessuno ha raccolto questo invito.

2- Il secondo spunto ha a che fare con la cimatica, e cioè – in breve – lo studio dell’interazione tra suono e materia (per cui quest’ultima verrebbe modellata dal suono). Il pioniere della cimatica fu il fisico Ernst Chladni, esperto di musica e di acustica, che iniziò suonando un violino sul bordo metallico di un piano su cui aveva posto della sabbia. Si accorse che la sabbia reagiva alle onde musicali disponendosi in determinate forme, e i toni musicali prodotti facevano muovere le particelle di sabbia che si disponevano secondo forme “mandala”.

cimatica mandalas


Secondo Vigay il disco di Crabwood potrebbe rappresentare una sorta di “cymatic mandala”. Parzialmente collegato a questo tema, è il campo di ricerca sulle possibili griglie del sistema planetario. Esisterebbe una armonia internazionale basata sulla musica o sul suono della griglia del sistema planetario. Vigay, nel corso delle sue ricerche, avrebbe individuato un diagramma della griglia del sistema planetario basata su un “Lambdoma Matrix” che origina da uno dei poli.

lambdoma matrix


Il “Lambdoma Matrix” è una scoperta attribuita a Pitagora, ancora oggi relativamente sconosciuta (www.lambdoma.com). Apparentemente è una sorta di tavola matematica delle divisioni e moltiplicazioni. Ci si è poi accorti però che ha una relazione molto stretta con gli intervalli musicali in serie armoniche specifiche, e può essere tradotta in frequenze sonore.

Molto complicato approfondire seriamente queste tematiche (perfino per l’autore stesso di questa ipotesi), e ancor più complicato stabilire un nesso diretto tra questo suggerimento di Vigay e il crop circle di Crabwood. Sicuramente riconosciamo che l’argomento è affascinante.

3- Il terzo e ultimo spunto è ancor più suggestivo. Se provassimo a visualizzare il disco di Crabwood in termini di sfera tridimensionale e sovrapponessimo la sequenza binaria sulla superficie della sfera, giungeremmo – secondo Vigay - ad un modello scientifico utilizzato per studiare l’entropia dei buchi neri.

black holes


Secondo la fisica teorica la quantità di informazioni che può essere nascosta in un buco nero non è infinita, e molti scienziati sono convinti che si possa iniziare a calcolare la quantità delle informazioni contenute in un buco nero a partire da un singolo, semplice numero: il numero puro, noto come il “nat number” di Bekenstein, che è esattamente l’area di superficie dell’orizzonte del buco nero, divisa quattro volte il quantum elementare dell’area. Questo permette di ricavare una incredibile connessione tra massa pura, massa del buco nero, e informazioni contenute.
(per chi volesse approfondire: http://sundoc.bibliothek.uni-halle.de/habil-online/00/00H153/habil.pdf;).

Questa però è materia per fisici e scienziati, e preferiremmo fossero loro a confutare eventualmente queste ipotesi, che a noi – poste in questi termini – appaiono certamente sommarie ed involute, e probabilmente fantasiose e sensazionalistiche. Se non altro, proposte da chi fisico e scienziato non è.

Torniamo invece ad interpretare il disco che l’alieno di Crabwood ci porge. Una cosa è certa: contiene dati digitali. Hanno un senso? Si, è il testamento di un alieno all’umanità, vociferano alcuni.

Ma andiamo per gradi. Intanto è – senza dubbio - un messaggio digitale sequenziale. Anzi il messaggio è stato decodificato in tempi talmente rapidi da generare perfino qualche sospetto. Anche perché la prima decodifica è stata fatta, probabilmente, da un anonimo visitatore del sito di Linda Moulton-Howe, che si firmava semplicemente “Richard”. Difficile dire chi sia stato il primo a decodificare il messaggio, poiché si è aperta una vera e propria gara, alla quale partecipano diversi personaggi. Prendiamone uno che sembra essere riuscito ad accreditarsi più di altri: Richard Brain, analista informatico americano. Egli sostiene che l’informazione è rappresentata in 8 bit di identica lunghezza, e sono stati usati caratteri ASCII. Per separare i blocchi è stato usato l’esadecimale in lingua inglese.

Già questo genera dei sospetti e dei rilievi critici, da parte degli scettici: il codice ASCII (a differenza della composizione dei numeri primi, della struttura armonica dell’idrogeno, del “PI” o altri numeri irrazionali ecc.) non è un linguaggio universale riconosciuto come valido per comunicare con altre forme di vita intelligenti. E’ semplicemente l’invenzione di un gruppo di informatici. Appare piuttosto improbabile che forme di intelligenza aliene abbiano potuto utilizzare il codice ASCII per scrivere poi un messaggio da tradurre in lingua inglese. Si pongono allora alcune domande: chiunque abbia realizzato quest’opera, conosce dunque sia l’ASCII che l’inglese? e perché scrivere in inglese e non in un’altra lingua? Non sarebbe stato più comodo e veloce scrivere direttamente in inglese? Tuttavia va precisato che il messaggio sul cd, se è scritto in codice ASCII, è pur sempre in linguaggio binario: lo stesso che abbiamo utilizzato noi terrestri per inviare nello spazio il messaggio di Arecibo. Inoltre non è poi così assurdo che gli alieni possano avere familiarità con i nostri linguaggi universali e con la tecnologia computeristica. Se poi il messaggio fosse stato scritto direttamente in inglese, non sarebbe stato forse obiettato che il messaggio in inglese è “troppo umano”?

Ma andiamo avanti, e vediamo come è stato tradotto il messaggio binario. Lo scienziato e ricercatore Eltjo Haselhoff ha usato ingrandimenti delle immagini del disco di Crabwood scattate da Lucy Pringle, ed è stato in grado di costruire piccoli quadratini o “Pixels” da sovrapporre all’immagine tramite un computer. A questo punto, partendo dal centro e procedendo a spirale verso l’esterno, si ha un “1” se li grano è alzato, e uno “0” se piegato. Ogni 9 posizioni si riscontra un piccolo ciuffo di grano rialzato, più piccolo dei “Pixel” standard. Va probabilmente interpretato come divisore tra le cifre. All’interno di ogni marcatore-divisore ci sono cifre a 8 “pixel”, che probabilmente corrispondono agli 8 bits per byte usati dai computer. Bisogna sapere che adoperando 8 bit si può rappresentare tutto, partendo da "00000000" che rappresenta lo 0 decimale, fino a "11111111" equivalente al numero 255 decimale.

Il binario è il linguaggio usato dai computer: per convertire il binario nel nostro alfabeto viene adoperato un codice chiamato ASCII, inventato da specialisti del settore informatico nel 1960 e composto da 128 caratteri che rappresentano numeri e lettere dell’alfabeto. Utilizzando quindi una codifica binaria a 8 bit e rappresentato in carattere ASCII, il messaggio è traducibile in lingua inglese.

L’immagine sottostante ci aiuta a comprendere come è stata fatta la “traduzione”.

beware


Nella creazione di un CD o DVD i primi dati vengono posti all’inizio della spirale, ossia al centro di questa, allo scopo di indicare all’esecutore come devono essere interpretati.

Per l’esattezza i primi bit di dati posti all'inizio (centro) della spirale sono le informazioni di “setup”, quelle che dicono al lettore come interpretare e riprodurre i dati. Nella formazione di Crabwood questo sistema elaborato di setup è stato però evitato, dal momento che i dati vengono presentati - senza preamboli - sotto forma di zero e di uno, che rappresentano i puntini bianchi e neri usati per formare l'immagine dell'alieno.

Come accennato, i dati sono stati letti partendo dal centro e seguendo lungo la spirale, trovando i dati rappresentati in binario: 1 se il grano è eretto, 0 se è abbattuto.

Seguendo questo metodo si giunge alla traduzione completa dell’intero disco.

message translation


La prima curiosità, difficile da spiegare, riguarda l’utilizzo di maiuscole e minuscole mescolate senza un apparente senso (come la parola “OPpose” o “COnduit”). Qualcuno ritiene che, se si conoscono sufficientemente bene alcuni tra i maggiori casi ufologici, spesso si riscontrano degli aspetti ambigui, verosimilmente non casuali ma lasciati di proposito come elementi di confusione, capaci di far interrogare anche gli scettici su un fenomeno che altrimenti questi bollerebbero sic et simpliciter come “burla”. Si potrebbe obiettare però che questi elementi di ambiguità, quando anche posti in essere volontariamente dagli artefici, non testimoniano di per sè una origine aliena degli artefici stessi. La questione, posta in questi termini, farebbe pensare più verosimilmente che questo argomento costituisca un alibi o una scusa, dietro cui celare eventuali errori o imprecisioni degli artefici.

Altri, nel caso della parola OPpose, hanno fatto notare che “OP” è l’abbreviativo per indicare l’Order of Preachers dei Domenicani, ma questa a noi sembra essere una ipotesi remota e molto fantasiosa. Se volessimo inventare di sana pianta tutti i significati che può avere una parola, ne troveremmo diverse dozzine.

Una riflessione più interessante è quella secondo cui le maiuscole, laddove raggruppate tra loro, contengano un secondo messaggio cifrato, anagrammato. Sono stati fatti alcuni tentativi, ma ci sono due grandi difficoltà che impediscono di avere risultati attendibili. Il primo è l’incertezza sulla parola “EELRIJUE” o “BELIEVE”, di cui ci occuperemo tra poco; il secondo è che anagrammare su un campione di oltre 40 lettere è assai complesso, ed i risultati possibili sono quasi infiniti. Ci ha provato l’ingegner Eltjo Haselhoff. Considerando attendibile attendibile la parola “believe”, egli ha tentato di anagrammare su tutte le lettere maiuscole del messaggio (sotto raggruppate in ordine alfabetico)

AABBBCCCDDEEEEEEEEFGGIIIIIKLLLMMNNNNOOOOOOOOPPPPRRSSSSTTVW.

Il risultato è che emergono delle interessanti frasi come: “A SECRET CODE IS BROKEN, PROOF FOR MAN MADE CROP CIRCLE”, oppure potrebbero apparire i nomi di alcuni importanti ricercatori e scienziati che si sono occupati di questo tema, come “DICKINSON”, “WILLIAMS” “LEVENGOOD”. Ma l’ingegnere non è stato in grado di completare questa operazione, per le difficoltà sopra menzionate.

Secondo altre ipotesi, ad oggi non verificate e difficilmente verificabili, potrebbe anche esserci un ulteriore livello di comprensione del messaggio, che potrebbe essere stato codificato, e decifrabile non in linguaggio binario, bensì trinario (“trinary”). La logica trinaria è di tipo digitale, su tre livelli, rappresentati dai numeri -1,0,1 (oppure 0,1,2): al numero più piccolo corrisponde la falsità logica, al più grande la verità logica, e all’intermedio la neutralità logica (né vero, né falso). Allora anziché suddividere le unità solamente tra 0 (grano appiattito) e 1(ciuffo quadrato, non appiattito) si potrebbe suddividere quest’uno tra 1 e -1, poiché il grano non appiattito è a forma di quadrato ma – a volte – anche di triangolo.

Tornando alla principale curiosità di questo messaggio inserito nel “DVD” dell’alieno, occupiamoci della parola BELIEVE. Come si nota è posta, nell’immagine sopra, in grassetto. Non è infatti appurato che si tratti della corretta traduzione. Scrivere dati binari su un campo di grano non è evidentemente così facile come scriverli su un supporto magnetico, e non è facile per chi legge doverli interpretare. Senza considerare che gli agenti atmosferici possono aver inciso sul disegno. Comunque la parola in questione, trasformata in inglese da codice binario, sarebbe letteralmente “EELRIJUE”. Ma secondo altri “EELI!UVE", o "EELIJDE", oppure "EELIJVE", piuttosto che "EELIRJUE". In ogni caso una parola che non ha un chiaro ed immediato significato.

message translation


Secondo Paul Vigay la parola corretta è “EELIJ?E”, dove il punto interrogativo è una lettera che non si riesce a decifrare, ma verosimilmente si tratta di una “V”, e quindi la parola sarebbe “EELIJVE”. Ad una attenta analisi egli ammette che la “J” potrebbe essere invece una “E”, ma a suo avviso non è possibile che la “E” iniziale possa essere una “B” (contrariamente a quanto dirà, come vedremo tra poco, Martin Keitel); quindi contesta che la traduzione corretta sia “BELIEVE”.
message translation


Per Richard Brain invece la parola potrebbe essere "EELIE?E", con significati ancora dubbi, oppure ELI, equivalente all’italiano “Indicatore del Linguaggio Inglese” nel codice Braille, un formato perfetto per comunicare idee complesse.

Secondo altri ancora sarebbe il nome del luogo ove vi sarebbe "del buono", quindi un riferimento ad una stella o ad un pianeta.

Martin Keitel, inizialmente è convinto che la parola correttamente tradotta sia "EELI!UVE"

message translation


In un secondo momento però cambia idea e tenta di vedere se la parola giusta possa essere o meno “BELIEVE”. Sostiene allora – contrariamente a Paul Vigay – che leggendo la prima lettera come 01000010 invece di 01000101, la “E” diventerebbe una “B”. Fin qui potrebbe essere corretto, ma il problema è che c’è un extra-bit, segnalato nell’immagine sotto col punto rosso. La freccia indica invece il separatore di bit.

message translation


Le tre lettere successive sono invariate, e quindi fin qui la traduzione sarebbe “BELI”. Le ultime due lettere secondo Keitel erano “v” ed “e”, quindi per ottenere “BELIEVE” mancava una ulteriore “e” prima della “v” e dopo la “i”. Keitel ammette che possa esserci, ma di nuovo con un problema: ci sono 4 extra-bits (0101) inutilizzati, tra i due separatori (indicati dalla freccia rossa in alto a destra, tra i due punti rossi che sono i separatori). Quindi una traduzione “alla lettera” dovrebbe essere: “B1ELIE5VE”. Ma se ammettiamo che la parola è “BELIEVE”, dobbiamo ritenere anche che i creatori del messaggio abbiano commesso un errore. Oppure – ne è convinto Keitel, pur non producendo alcuna evidenza delle sue affermazioni – l’inglese è soltanto uno dei livelli di comprensione e traduzione di questo messaggio, dietro li quale ce ne sono altri che probabilmente forniscono delle informazioni relative ad DNA, e forse in qualche modo correlate al calendario Maya e Azteco.

Le curiosità che riguardano questa parola non finiscono qui. Essa infatti è anche posta in una posizione centrale all’interno del messaggio, tra due punti; quindi potrebbe essere una parola importante, o solo un separatore di due messaggi (è preceduta da 15 parole che si riferiscono alla nostra situazione “locale”, e seguita da 10 parole che si riferiscono a entità extraterrene). C’è di più: la lunghezza della parte che precede questa parola (e che si riferisce alla nostra realtà “locale”) costituisce esattamente i 3/5 della lunghezza dell’intero messaggio; quella che segue (cioè la parte “extraterrestre”) esattamente i restanti 2/5. Vojtech Petracek, fisico dell’Università di Heidelberg, si chiede: è una coincidenza che il nostro RNA-DNA polimerizza in una struttura 3’5’ mentre - come suggerito già nell’Arecibo Reply di Chilbolton - la struttura 2’5’ riguarda gli alieni? E che l’orientamento della spirale su cui è scritto il messaggio ricordi molto l’elica del DNA? Molti altri dubbi vengono sollevati da Petracek (http://www.physi.uni-heidelberg.de/~petracek/glyphs/about_uk02dl.html), il quale alimenta anche il mistero riguardante un curioso fatto avvenuto il 25 agosto di quel 2002: tutti i dati relativi al crop circle di Crabwood, e solamente quelli, sono stati misteriosamente cancellati dall’archivio del sito, alle ore 3:15. Non c’era traccia di hackers e non si capisce cosa possa essere successo. Inoltre i numeri 25 e 3-15 potrebbero avere a che fare con la decifrazione del pittogramma di Crabwood (per dettagli si rimanda al sito di Petracek). Storie suggestive insomma, perfino inquietanti, e che forse varrebbe la pena di approfondire, o forse no, dal momento che sembrano attenere più alla fantascienza che non alla scienza. Petracek sviluppa anche uno studio molto approfondito del disco dell’alieno, invertendo l’immagine fotografica positiva e negativa di questo, assegnando dei gruppi, studiando frequenze dei numeri ecc. Non potendo dilungarci qui su “esperimenti” molto lunghi, invitiamo i veri appassionati che abbiano un minimo di dimestichezza con l’inglese e con la matematica, e un po di tempo da “perdere”, ad informarsi presso la pagina di Petracek nel sito dell’Università di Heidelberg.

Altrove si fa riferimento ad un altro pittogramma apparso in quei giorni a Crooked Soyl, che descriverebbe il nostro DNA insieme al ciclo di precessione della Terra di 26.000 anni (http://www.phy6.org/stargaze/Iprecess.htm), evidenziando come ci sia un rapporto diretto tra i numeri di “squares” (quadrati) che costituiscono l’immagine del crop circle, e i due valori suddetti (DNA e ciclo precessionale).

Come si vede ce n’è per tutti i gusti.

Torniamo invece alla traduzione del messaggio binario.

Assumiamo, per il momento, che la parola corretta sia BELIEVE, come molti ritengono. La traduzione letterale del messaggio sarebbe dunque la seguente:

"Beware the bearers of FALSE gifts & their BROKEN PROMISES. Much PAIN but still time. BELIEVE. There is GOOD out there. We OPpose DECEPTION. Conduit CLOSING (BELL SOUND)"

Tradotto in italiano:

"Diffida dei portatori di FALSI regali & le loro PROMESSE NON MANTENUTE. Molto DOLORE ma ancora tempo. CREDETE. C’è del BUONO là fuori. Opponiamo il tradimento. Canale IN CHIUSURA (suono di campana)".

Cosa significa?

La maggior parte delle frasi sono negative, e l’intero messaggio è piuttosto vago e generico, così che ognuno può interpretarlo come meglio crede. Ci sono frasi e pensieri incompiuti, ed è scritto in un inglese piuttosto misero (della serie “Io Tarzan, tu Jane!”). Poco a che vedere con Chilbolton, dove l’alieno aveva un aspetto neutro, ed il messaggio era preciso.

Il messaggio inizia comunque con un ammonimento: diffidare dei portatori di falsi doni e delle loro promesse non mantenute. Al cospetto di questa frase il primo interrogativo che ci si pone è: chi sono questi portatori di falsi regali?

Pescando nella mitologia greca, si possono notare molte affinità con l’episodio dell’ammonimento di Laocoonte sul famoso Cavallo di Troia.

Lo fa notare Francesco Grassi, ingegnere del CICAP, che attraverso una interessante analisi fornisce uno spunto, una ipotesi per rispondere a questo interrogativo. Leggiamo dal suo blog:

“Quando i Troiani erano partiti nottetempo lasciando sulla spiaggia in regalo un enorme cavallo di legno, appunto il “Cavallo di Troia”. Prima di accettare il regalo che poi rappresentò la distruzione di Troia, Laocoonte, sacerdote di Nettuno, tentò di avvertire i Troiani che si erano divisi in due fazioni, quelli che credevano al regalo e quelli che invece erano scettici (Equo ne credite, Teucri. Quidquid id est, timeo Danaos et dona ferentes)”. E per rafforzare il proprio scetticismo lanciò verso il ventre del cavallo una lancia che vi si conficcò con cupo rimbombo. (Stetit illa tremens, uteroque recusso insonuere cavae gemitumque dedere cavernae).

I Troiani esitavano ancora, nel dubbio che il cavallo potesse costituire un presagio favorevole, quando due terribili serpenti marini uscirono dal mare avvolgendo nella loro stretta mortale i figli di Laocoonte, con cui egli perì cercando invano di salvarli. I Troiani, convinti che quello fosse un segno del cielo, non ascoltarono il consiglio di Laocoonte e introdussero il cavallo in città, contribuendo così alla propria distruzione.

Che analogia può avere l'ammonimento di Laocoonte che esorta a non accettare i falsi doni dei Greci, con il "Beware the bearers of FALSE gifts" del CD alieno?”


La risposta potrebbe venire da uno strano crop circle apparso nell'agosto del 1991 a Milk Hill, vicino Alton Barnes (Wiltshire, UK).

message 1991


Il messaggio impresso nel grano era lungo circa 55 metri, e le lettere - o glifi - avevano una altezza di 5,5 metri.

Michael Green, archeologo inglese e presidente del C.C.C.S. (Center for Crop Circles Studies), identificò queste lettere come appartenenti alla antica scrittura ebraica. Leggendo allora da destra a sinistra, notava che vi era scritto “Phehthi” o “Ptah” (antico Dio egizio della creazione) e “Ea-cheche” o “Ea-Enki” (antico Dio della saggezza sumero, amico del popolo). Secondo Green il messaggio poteva tradursi in questo modo: “THE CREATOR, WISE AND LOVING” (in italiano: “Il Creatore, Saggio e Amorevole”).

Robert Boerman era convinto che Green si era avvicinato molto alla corretta traduzione, ma qualcosa ancora non quadrava. Fece così analizzare la scritta ad un suo amico ebreo che ben conosceva l’antica scrittura ebraica, e questi pose uno specchio alla sinistra della scritta. Leggendo dallo specchio gli rivelò una differente traduzione: “Sewet Cham Anasim Gadasim”, che significa “A New Breed of People” (Una nuova stirpe di persone). Infatti “Phehthi” o “Ptah”, “Ea-cheche” o “Ea-Enki” (in tempi antichi noto anche come “Ea”, “Enki” o “Ptah”) era l‘antico Dio che, secondo le antiche tavole sumere, era responsabile della creazione dell’Homo Sapiens. Fu Zecharia Sitchin a tradurre molte di queste tavole sumere, e secondo quanto egli dice ci sarebbe stato un pianeta nel nostro sistema solare, con un’orbita di 3.600 anni, chiamato Nibiru ed abitato dagli Annunaki. Enki, lo scienziato degli Annunaki, prese del DNA dall’Homo Erectus e lo mescolò con quello di un giovane Annunaki. Il risultato fu Adamo. In altre parole Enki fu responsabile di “una nuova stirpe” (a “New Breed of People”; “Sewet Cham Anasim Gadasim”). Inutile dire che le teorie di Sitchin sono per lo meno controverse, deplorate dagli storici e dalla comunità scientifica.

Quelle di Green e Boerman non erano però le uniche traduzione possibili del messaggio di Milk Hill. Il Professor Gerald Hawkins (astronomo ed esperto di archeo-astronomia, autore del libro “Stonehenge Decoded”) ne diede una diversa versione, riportata dal giornale “Cerealogist”. Egli mise insieme 12 letterati cui affidò il compito di osservare il messaggio, consultarsi, studiare calcoli e possibilità, e poi tirare delle conclusioni. Le conclusioni furono le seguenti:

Assunto che:

• I creatori del crop hanno contrassegnato la comunicazione con delle interruzioni;

• Le doppie linee contrassegnano le interruzioni nelle parole;

• E’ un codice carattere-per-carattere;

• Le linee longitudinali sul campo delimitano la base del messaggio;

• Non ci sono abbreviazioni;

• La comunicazione è conoscibile (il messaggio è in grado di essere conosciuto).

Allora, come si vede, l’inizio e la fine del messaggio corrispondono (O II ; II O), e tra le interruzioni rappresentate dalle doppie linee ci sono 2 parole.

Dopo una ricerca su circa 18.000 frasi comuni in 42 linguaggi, i 12 letterati sostengono che l’unica possibilità è che le parole siano in latino: “OPPONO” e “ASTOS”. L’unica parola con doppie lettere che comincia e finisce con la stessa lettera è infatti “OPPONO” (che significa “I oppose”, cioè “mi oppongo”). Questa parola necessita di un complemento oggetto, che è appunto la seconda parola: “ASTOS”. Questa seconda parola termina infatti con un “0-blank” che può essere solamente “OS”, plurale accusativo. L’unica parola possibile sembra dunque essere “ASTOS”, plurale di “ASTUS”, che significa “acts of craft and cunning”, cioè “atti di inganno e astuzia” (intesa come furberia). La traduzione finale è dunque:

I oppose acts of craft and cunning

(Mi oppongo ad inganni e astuzie)

Un’altra traduzione era stata fatta da Simon Burton nell’ottobre 1995. Egli sostiene che il messaggio è scritto in “Lingua Franca”, cioè un linguaggio intermedio tra diversi linguaggi, o il linguaggio scelto come mezzo di comunicazione tra persone che parlano lingue diverse.

Se abbandoniamo i preconcetti sul sopra e sotto, fronte e retro, destra e sinistra, possiamo supporre che le due parole si vengono incontro al centro, come riflesse da uno specchio. In questo caso c’è solo una lettera che risulta fuori allineamento rispetto alle altre, cioè la “L” nella parola che corre da sinistra a destra (a sinistra nella foto), e la “N” nella parola da destra a sinistra (destra nella foto). Se le ribaltiamo allineandole in modo da renderle accettabili al nostro “pregiudizio anti-dislessico”, abbiamo quanto segue:

O II UCCULUI II NUNC II O

Ora una essenza dell’alchimia è trasformare l’imperfetto nel perfetto, usando deliberatamente delle imperfezioni per nascondere il significato delle cose. Allora sostituendo una semplice linea sopra la prima “U” perfezioniamo il messaggio, che diventa “Occuli Nunc”:

OII OCCULUI II NUNC IIO

In inglese significa “I have hidden, at present” (“al momento sono nascosto”). Poiché si ritiene che questo crop circle sia stato fatto in risposta a quello realizzato da Erik Beckjord, che aveva scritto “Talk To Us!” (Parlateci!), la risposta avrebbe perfettamente senso.

Abbiamo insomma almeno quattro diverse traduzioni del messaggio. Suonano più o meno così:

Michael Green: Il creatore saggio ed amorevole

Robert Boerman: Una nuova stirpe

Gerald Hawkins: Mi oppongo all’inganno

Simon Burton: Ora sono nascosto

Come sottolinea Boerman, queste quattro traduzioni, pur differenti, non sono in realtà incompatibili, ed anzi è possibile che si riferiscano tutte ad un unico concetto, o concetti simili. Mettendole insieme: “Sono il Creatore, saggio e amorevole, di una nuova stirpe, mi oppongo agli inganni, e ora sono nascosto”.

Fantasie? Illazioni? Probabilmente si. Del resto sembra inverosimile che tutti e quattro i metodi di traduzione possano essere validi. L’uno dovrebbe escludere gli altri.

Ci eravamo però chiesti, con Francesco Grassi, che analogia può avere l'ammonimento di Laocoonte con quello del crop circle di Crabwood. Ebbene se prendiamo per buona la traduzione più accreditata del pittogramma di Milk Hill, cioè quella di Hawkins, l’analogia è evidente.

Leggiamo ancora cosa scrive Grassi:

“In latino la parola "astos" fu usata per descrivere il dono del Cavallo di Troia, fatto dai Greci ai Troiani.La nuova formazione con il volto dell'alieno è, secondo la mia interpretazione, un piccolo capolavoro artistico [NdR: di land-art] intriso di raffinatezze, di citazioni, di informazioni codificate, in sostanza una favolosa meta-opera. Un'opera che appartiene a un "mito nuovo" e contemporaneamente cita un "mito storico", un'opera che soltanto "apparendo" cita sé stessa affondando le sue radici nella mitologia, perché? Perché l'autore, o meglio gli autori, hanno consegnato ai terrestri (che si sono divisi in due fazioni: quelli che credono ai crops e quelli che invece sono scettici) una formazione "Cavallo di Troia", con allegato un CD in cui compare l'ammonimento di Laocoonte a rimanere scettici. Accetteranno i terrestri questo "Cavallo di Troia" donato dagli alieni?

C’è di più. Se – prosegue Grassi - ruotiamo l’immagine del pittogramma del 1991, e se e immaginiamo che questa sia una scritta in maiuscolo tagliata a metà, si direbbe che la scritta reciti così: “Meaden Talks Shit”

Cioè: “Meaden dice sciocchezze”.

Meaden (George Terence) era un metereologo pioniere degli studi sui crop circles, che – proprio tra il 1980 e il 1991 – aveva elaborato una complessa ma credibile teoria secondo la quale i pittogrammi venivano generati da vortici plasmatici discendenti. Così questa scritta potrebbe essere la risposta dei circlemakers, su un duplice fronte. Come spiegare che un vortice plasmatico possa produrre una scritta anziché una mera forma circolare? La risposta è nel pittogramma stesso: Meaden si sbaglia.

In conclusione, analizzando il caso di Crabwood, dopo un primo momento di sbigottimento per l’imponenza e la bellezza del disegno, ci si accorge che ci sono più elementi che possono portare a ritenere che si tratti dell’opera di qualche gruppo di circlemakers, piuttosto che di misteriosi alieni. Da allora si è cominciato a riflettere su ciò che ormai oggi appare abbastanza assodato, cioè che le spighe piegate al suolo, senza essere spezzate, non possono più essere considerate come segno di autenticità. La qualità e la dimensione del crop circle neppure.



L.D. - Cropfiles.it
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Fonti:
- Didier Leroux, "Lumières dans la Nuit" magazine, #335, February 2000.
- David Flynn in Roswell NM – Luglio 2004 - The 2012 Doomsday clock (http://www.youtube.com/watch?v=rz8jPjoUL0Y)
- Numero 1 della rivista “Spoutnik”, giugno 1967.
- Leonardo Dragoni, La verità sui cerchi nel grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile. 2011.
- http://www.fenice.info/
- http://web.tiscali.it/cropcircles/Teorie/Alin%20face.htm
- www.zonamagica.net/cropdiscoalieno.htm
- http://www.cropcircleresearch.com/articles/alienface.html
- http://www.edicolweb.net/
- http://www.physi.uni-heidelberg.de/~petracek/glyphs/about_uk02dl.html
- http://www.francescograssi.com/adv/2002_08_22.htm
- http://www.korncirkler.dk/cccorner/pitt.html
- http://www.galactic-server.com/c45d8621k/alien.html
- http://www.lucypringle.co.uk/
- http://www.martinkeitel.net/cropcircles/articles/alien.html
- http://www.ufoforum.it/
- http://forgetomori.com
- http://www.bibliotecapleyades.net