HOMEPAGE ALTRI MISTERI ARCHIVIO DOCUMENTI ARTICOLI BIBLIO NEWS LINKS CHI SIAMO FORUM FEEDBACK


il database sui cerchi nel grano
Considerazioni sul "Clay-Mineral Cristallization case study"

(versione in PDF - click qui)
Considerazioni sul "Clay-Mineral Cristallization case study"


Leonardo Dragoni
& Cropfiles.it - copyright 2012


PREMESSA

Sul finire del 2001 il gruppo di ricerca BLT (Burke-Levengood-Talbott Research Team Inc.) ha documentato un aumento di cristallinità di alcuni minerali argillosi, prelevati al suolo all’interno del crop circle di Edmonton, Canada, 1999. La documentazione prodotta è stata presentata in un articolo intitolato “Clay-Mineral crystallization case study”. (2002)

Poiché un aumento di cristallinità dei minerali può verificarsi solamente in presenza di lunghe e intensissime esposizioni a forti onde di calore (almeno qualche ora, con valori superiori a 600 gradi celsius), rimane inspiegabile come questo evento possa aver avuto luogo. Tenendo poi conto del fatto che tale aumento di cristallinità non è stato riscontrato sui campioni di controllo, prelevati cioè all’esterno del pittogramma stesso, il BLT ha avanzato l’ipotesi che potesse essere stata coinvolta una qualche forma di energia sconosciuta alla scienza. Una energia, presumibilmente, selettiva: capace cioè di imporsi solamente nella ristretta porzione di terreno sulla quale è stato impresso il pittogramma, salvaguardando tutto il resto.

Nell’ultimo paragrafo del documento si accenna a generiche testimonianze di natura ufologica, che tornano di moda quando - nel recente marzo 2012 - il BLT riscopre un vecchio documentario in cui si parla di alcune testimonianze ufologiche, proprio associate al cerchio nel grano di Edmonton del 1999. Il BLT ha dichiarato che non era a conoscenza di quel documentario, né prima né durante gli studi che hanno portato alla pubblicazione del documento qui preso in esame.

Quest’ultimo tassello sembra così completare un puzzle ormai presentato come inconfutabile e definitiva dimostrazione che i cerchi nel grano siano generati da energie “aliene”.

Noi abbiamo sempre ritenuto che la documentazione qui prodotta dal BLT prestasse il fianco a diverse critiche, tali non potersi dire risolutiva. Ne abbiamo parlato con la Presidente Nancy Talbott, sollevando presso di Lei le nostre perplessità.

Ella tuttavia si trincera dietro un elementare assunto, in base al quale di fatto non siamo riusciti ad ottenere risposte nel merito:

“Non sono una mineralogista, né un’esperta in diffrazione ai raggi x, e quindi non sono in grado di interpretare i risultati ottenuti. È per questo che, in questo studio-esperimento, mi sono rivolta a degli esperti professionisti. Il Dr. Sampath Iyengar e il Dr. Ravi Raghavan sono esperti professionisti nei loro campi, e il loro lavoro è stato ritenuto competente ed appropriato dal Dr. Robert C. Reynolds Jr., ritenuto un autorità mondiale nel campo della mineralogia delle argille e della diffrazione dei raggi x, nonchè Presidente della Società Mineralogica d’America e Professore emerito del dipartimeno di Scienze della Terra presso la Dartmouth University. Infine Laurance Spelman Rockefeller [magnate e filantropo americano affascinato da fenomenologie controverse e misteriose, nonché finanziatore di questo esperimento], è rimasto soddisfatto delle credenziali professionali dei nostri consulenti scientifici.

Nel mondo scientifico, l'unica sfida accettata a qualsiasi studio specifico e scientifico, deve basarsi su esami svolti da professionisti con le stesse credenziali professionali, che ottengano risultati differenti sugli stessi campioni da noi analizzati, oppure che svolgano un nuovo studio che riproduca fedelmente le condizioni e i parametri dello studio originario”.


Poiché noi non abbiamo i mezzi per formare una commissione di esperti professionisti che produca dei risultati che contraddicano quelli del BLT, e poiché la Talbott (nonstante sia “Study Director” di questo esperimento) fa una ragguardevole esibizione di modestia non ritenendosi tecnicamente preparata per rispondere alle nostre perplessità, è evidente che – in questi termini - la discussione fosse destinata ad arenarsi.

Quando abbiamo tentato di sollecitare per avere una risposta nel merito sulle questioni da noi sollevate, ci è stato risposto che il suo documento era a prova di bomba, che aveva ricevuto complimenti e congratulazioni da mezzo mondo accademico, e non era tenuta a darci spiegazioni su qualcosa che – evidentemente – non eravamo in grado di comprendere. Così l’iniziale modestia si è trasformata in protervia, sempre eludendo sistematicamente di rispondere nel merito alle nostre osservazioni.

Pur dovendo rispettare il punto di vista della Talbott (che non fatichiamo a definire formalmente ammissibile, ma sostanzialmente furbesco), e volendo rispettare altresì il lavoro del BLT e dei consulenti scientifici di cui si avvale, nulla ci impedisce a questo punto di rendere comunque pubbliche le nostre considerazioni e perplessità Forse scopriremo che non siamo gli unici a non riuscire a comprendere appieno questo capolavoro di professionalità.


IL PRE-TESTO.

Nel 1996 la geologa Diane Conrad, laureatasi con una tesi sugli effetti del calore sulla struttura cristallina dei minerali, visitò un cerchio nel grano a Logan, nello Utah. La Conrad aveva ascoltato una intervista radiofonica rilasciata dal dott. William Levengood. Questi sosteneva che nella formazione dei cerchi nel grano doveva presumibilmente ritenersi coinvolta una qualche forma di esposizione ad intenso calore, forse generata da vortici plasmatici (noti per emettere microonde durante la loro attività spiraleggiante). La Conrad così pensò che l’esame di determinate argille espandibili presenti nel terreno avrebbe potuto apportare ulteriori prove di questa esposizione al calore o presunta azione irraggiante. Ella pensò di poter verificare le dichiarazioni del prof. Levengood: se il suolo, e i minerali di argille espandibili contenuti in esso (in particolare illite e smectite) fossero stati esposti ad insoliti surriscaldamenti, è probabile che si possa essere registrato un incremento della loro cristallinità. Dal momento che la Conrad era familiare con il “Kubler Index” e l’XRD o diffrazione dei raggi x (due tecniche specifiche per la misurazione della cristallinità) decise di realizzare un test sul crop circle di Logan. I risultati furono definiti dal BLT “intriganti”, dal momento che suggerivano un aumento di cristallinità dei campioni prelevati all’interno del crop circle rispetto a quelli c.d. di controllo (vicini ma esterni al pittogramma). Questa scoperta, a sua volta, suggeriva al BTL di approfondire la questione, per verificare se quei dati potessero risultare ripetibili e riscontrabili in altre formazioni.


------------------------------------------------


Non entreremo nel merito dello studio condotto dalla Conrad (per chi volesse è disponibile nel “BLT Lab Report #79”) dal momento che, oltre a non essere risolutivo, rappresenta solo un pre-testo, dal quale il BLT prese spunto per poi produrre la documentazione di cui andremo a parlare.

La dottoressa Conrad qui assume comunque l’ipotesi del dott. William Levengood come un assunto acclarato ed acquisito. Si mette così appositamente alla ricerca di un sistema/metodo che possa confermare ed avvalorare l’ipotesi preconcetta. In questo modo la ricerca è evidentemente condizionata dalle aspettative, poiché si sta cercando qualcosa di specifico al fine di avvalorare qualcos’altro di già determinato. Sarà bene ricordare che, così facendo, in altre passate ricerche relative ai crop circles, è già accaduto di trovare riscontri alle teorie più fantasiose. Si tratta insomma di un procedimento vizioso. La ricercatrice ha una tesi preconcetta ed agisce al fine di trovare riscontri a sostegno della stessa. In tali circostanze è facile trovarne, o almeno illudersi di trovarne (secondo il detto “chi cerca, trova”). Per regola, sono invece le ipotesi che debbono scaturire dalla rilevazione dei dati, mai il contrario. Se viceversa i dati scientifici vengono utilizzati per confermare o sconfessare delle idee precostituite, siamo in presenza di un bias.


------------------------------------------------


Grazie ai fondi elargiti dal filantropo Laurance S. Rockfeller, e da Mr. and Mrs. Lyman D. Rogers, il BLT potè proseguire nel proprio intento di implementare l’esame preliminare della dott.sa Conrad.


IL TESTO

Furono allora presi in considerazione diversi crop circles, al fine di identificare quello più adatto per condurre l’esperimento. I fattori in base ai quali individuare il più ideoneo tra tutti gli agroglifi, furono sostanzialmente determinati dalle ricerche pubblicate da Levengood nel 1994, 1995, 1999, e da quelli evidenziati dal “BLT Lab Report #79” sul caso di Logan, nel quale si evidenziavano molteplici cavità di espulsione sui nodi, e significativi allungamenti di questi ultimi (in particolare quelli apicali). Inoltre il pittogramma di Logan aveva un andamento radiale (non a spirale), percui furono privilegiati casi che rispondevano a queste caratteristiche. Alla fine la scelta ricadde sul pittogramma di Edmonton, in Cananda (settembre 1999), formato da 7 cerchi e lungo 191 piedi. Il fatto che quel terreno fosse infestato dal cardo canadese, agli occhi dei promotori dell’esperimento doveva rendere più improbabile che quel glifo potesse essere stato creato meccanicamente. Infine il proprietario del terreno aveva riferito di insolite attività luminose, e durante i primi sopralluoghi ci si rese conto che i cellulari all’interno del campo sembravano mal funzionare (il che dovrebbe essere – almeno nella leggenda popolare - sintomo di presenza di misteriose anomalie elettromagnetiche). In breve, tutto faceva propendere per la scelta di Edmonton.


------------------------------------------------


La scelta del pittogramma su cui svolgere l’esperimento venne effettuata in base a convinzioni pregresse, per altro molto discutibili dal punto di vista del loro valore scientifico. L’allungamento nodale e le cavità di espulsione (di cui non possiamo trattare in questa sede), così come le testimonianze di avvistamenti luminosi, e l’assenza di segnale o il malfunzionamento di telefoni cellulari, non possono – di per sé - essere considerati elementi anomali, né comprovanti una natura non umana di un pittogramma. Si tratta inoltre di caratteristiche riscontrate (o millantate) in migliaia di glifi. L’infestazione del cardo canadese invece non poteva produrre altro risultato se non quello che – dichiaratamente – produsse: una difficoltà (quindi parzialità e incompletezza) di campionamento e poi di analisi da parte degli operatori.

Ci saremmo invece aspettati dei criteri più rigidi ed oggettivi, soprattutto più "scientifici", per la scelta del pittogramma su cui effettuare l’esperimento. Esperimento che, come vedremo, darà però i risultati sperati, forse oltre le più rosee aspettative.

Al primo ed unico tentativo! Un vero colpo di fortuna.


------------------------------------------------


La procedura di raccolta dei campioni fu svolta da Mike e Judy Arndt, i quali raccolsero 15-20 campioni tagliati alla base (dove lo stelo fuoriesce dal terreno) ad intervalli precisi, in vari cerchi. Per ogni campionamento raccolsero anche un mezzo bicchiere di terreno asportato in superficie. I campioni vennero sigillati e contrassegnati, poi inviati in Michigan presso il laboratorio del dott. Levengood.


------------------------------------------------


Come abbiamo visto si è avuta la possibilità di agire con grande preparazione e disponibilità di fondi e di tempo, su un pittogramma appositamente selezionato. Perché allora effettuare un campionamento impreciso ed incompleto? È infatti scritto nel documento stesso che non sempre si campionarono 15-20 piante, e alcuni cerchi più piccoli non furono affatto campionati, soprattutto a causa del cardo canadese. Furono campionati infatti solo tre dei sette cerchi.

Perché far svolgere il campionamento (fase di grande importanza in qualsiasi esperimento scientifico) a Judy Arndt (proprietaria del dominio http://www.cropcirclequest.com) e a suo marito Mike, che – con tutto il rispetto, non ce ne vogliano – hanno una opinione ben nota in merito al fenomeno del crop circling? Neppure sono scienziati, o quegli “esperti professionisti” di cui parla il BLT, evidenziandone il curriculum a risultato ottenuto. Non è la prima volta che il BLT considera il campionamento come una fase preliminare distinta dall’esperimento stesso, e meno importante. Per un team di ricerca scientifica di professionisti, questo è un errore marchiano e ingiustificabile. Perché incorrervi ripetutamente? Soprattutto in questo caso, in cui – a quanto pare - non si trattava di lavorare su una segnalazione o su campionamenti già effettuati da parte di terzi, bensì lo staff poteva essere oculatamente selezionato ab origine.


------------------------------------------------


I risultati dele analisi di laboratorio evidenziano prima di tutto un allungamento dei nodi apicali, e la presenza di cavità di espulsione sugli stessi, ma anche sul secondo e terzo nodo a partire dall’alto.


------------------------------------------------


Come detto non possiamo qui dilungarci in spiegazioni tecniche in merito agli allungamenti apicali e alle cavità di espulsione (per i quali rimandiamo a: Margherita Campaniolo, Cum grano salis, UPIAR, 2009; Leonardo Dragoni, La verità sui cerchi nel grano, Edizioni Alvorada, 2011, pp. 46-65).

Ci sembra però superfluo (al limite del sospetto) evidenziare questo dato, per la semplice ragione che il crop circle in questione era stato appositamente selezionato tra quelli che presentavano proprio queste caratteristiche. Non riscontrarle sarebbe equivalso a dichiarare di aver sbagliato nella scelta del pittogramma candidato all’esperimento.


------------------------------------------------


Ma veniamo al fulcro dell’esperimento: la diffrazione ai raggi x (XRD).

Il sistema a raggi x viene utilizzato per valutare il grado di cristallinità in specifici minerali argillosi. In particolare i campioni vengono sottoposti a raggi x, la radiazione viene diffusa dalla materia (il campione in esame) e le onde elettromagnetiche ad essa associate cambiano direzione di propagazione. Quindi, in base al modo in cui questi materiali reagiscono, viene determinato un particolare indice che si chiama “indice di Kubler”. Senza entrare in dettagli tecnici di complessa natura, diciamo che i campioni sottoposti a raggi x producono dei picchi, la cui larghezza - a metà altezza – genera dei valori che determinano questo indice, che è appunto un indicatore di cristallinità. Ci basti qui sapere che maggiore è il valore dell’indice di Kubler, minore è la cristallinità del campione.

L’analisi è stata svolta dal Dr. Sampath S. Iyengar, geochimico, mineralogista, specialista in questo settore. Egli è infatti il direttore e capo analista del “Technology of Materials Laboratory” (Wildomar, San Diego, California), un laboratorio privato di ricerca e sviluppo, che ha svolto le analisi su commissione del BLT.

Ha esaminato 85 campioni di terreno, e ha poi fornito i risultati al committente.


------------------------------------------------


Sappiamo che l’indice di Kubler è qualcosa di estremamente sensibile, ed influenzato da molti fattori, quali: la dimensione e lo spessore dei cristalli, la preparazione del campione, le condizioni strumentali, la presenza di altri minerali micacei nei campioni, la larghezza delle fessure del campione, l'uso di filtri ecc.

Nel report del dott. Iyengar ci sono informazioni sulla preparazione dei campioni e dell’analisi, ma tutte queste variabili non sono affatto esplicitate. Diamo allora per assodato che siano state tenute nella debita considerazione, dal momento che - come riconoscerà anche il dott. Robert Coltart Reynolds Jr. (di cui parleremo più avanti) – il Dott Iyengar è certamente persona qualificata.

Ciò dunque non inficia la bontà delle analisi, che invece sembra essere inficiata da un problema formale e metodologico ben più grave. Ci riferiamo a quella che in qualsiasi sperimentazione in ambito medico (e non solo) viene chiamata procedura del “double blind”, o “doppio cieco”: sia i soggetti esaminati che gli sperimentatori ignorano informazioni che potrebbero influenzare i risultati. Trasportando l’esperimento dal campo medico a quello da noi preso in considerazione, si potrebbe dire che questa sperimentazione scientifica, per essere considerata metodologicamente corretta e valida a tutti gli effetti, avrebbe dovuto rispondere (tra le altre cose) ad un requisito di metodo secondo il quale sia i campionatori che gli esaminatori (“double”) non avrebbero dovuto conoscere lo scopo dell’esperimento. Poiché è difficile che i campionatori (specialmente in questo caso) possano essere ignari del motivo del campionamento, diciamo almeno che la “double” del “double blind” avrebbe potuto alternativamente surrogarsi tramite una sorta di verifica, cioè le analisi avrebbero potuto essere compiute – per vedere se avessero prodotto i medesimi risultati - da due ricercatori diversi, senza alcuna connessione tra di loro. Nessuna delle due occorrenze si è invece verificata in questo caso, pertanto sarebbe al massimo legittimo parlare di un “single blind”. Sarebbe sufficiente, se non fosse che il dott. Iyengar non era affatto “cieco”, e sapeva perfettamente cosa stava analizzando e perché. Altrimenti non si spiega come mai nel suo report per il BLT si legge chiaramente : “l’indice Kubler di tutti i campioni prelevati nel cerchio nel grano di Edmonton sono elencati nelle tavole 1-4”.


------------------------------------------------


Ricevuto il report del dott. Iyengar, il BLT ha evidenziato che i campioni raccolti al’interno del crop circle presentavano una cristallinità maggiore di quelli esterni. Questo fatto non è scientificamente spiegabile, e secondo loro poteva essere dovuto soltanto all’intervento di energie di calore selettive, forse perfino aliene.


------------------------------------------------


I dati vengono presentati dal BLT in un ordine solo parzialmente correlato alla posizione fisica in cui il campione era stato prelevato. In ogni caso emerge un quadro generale in cui alcuni campioni di controllo (prelevati quindi all’esterno del pittogramma) presentano un Kubler Index più basso (che equivale a maggiore cristallinità) rispetto ad altri campioni prelevati all’interno del pittogramma. Ad esempio il campione “C6” presenta 0.10 di RT e 0,16 Glycolated, cioè un Kubler Index decisamente più basso (e quindi una cristallizzazione maggiore) di quello di numerosi campioni prelevati nei tre cerchi (nel documento indicati come cerchio “A”, “B”, “C”) . Questo accade per diversi campioni, non solo il “C6”.

Chi volesse esaminare tutti i dati, si accorgerebbe che le differenze di valori riscontrati sono spesso più accentuate tra i cerchi stessi (ad esempio tra il cerchio “A” ed il cerchio “C”) che non tra questi ultimi e i campioni di controllo.

Ciò che sembra legittimo affermare è soltanto che, mediamente e tendenzialmente, si è riscontrata una maggiore cristallinità delle argille del terreno collocate all’interno del pittogramma, rispetto a quelle collocate all’esterno.

C’è da dire che la cristallizzazione dei minerali avviene non soltanto per esposizione al calore, ma anche per pressione geologica. Questa eventualità non viene considerata dal BLT poiché i prelievi sono stati svolti in superficie e non in profondità. Era quindi impossibile – si dice – che questi campioni di superficie potessero essere stati sottoposti a pressioni geologiche. Tuttavia è chiaro che ciò che oggi è in superficie, ieri poteva essere in profondità. E viceversa.

Il fatto che un appezzamento presenti delle caratteristiche geologiche differenti da punto a punto, non crediamo rappresenti una anomalia così incredibile. La materia non può essere considerata qualcosa di così stabile ed omogeneo nel tempo e nello spazio.

Dal momento che, ad eccezione di questo picco, i restanti dati estrapolati nei cerchi di Edmonton sembrano suggerire una cristallizzazione piuttosto casuale e diffusa, che non lineare e uniforme, ne consgue che questa crescita di cristallinità a noi sembra non riguardare strettamente il crop circle, ma semmai l’intera area. Una nostra profana ipotesi – forse fantasiosa, o forse no – era che quel terreno poteva essere composto (nel sottosuolo, se non in superficie) da rocce sedimentarie soggette durante gli anni a metamorfismo regionale o cataclastico, o a pressioni geologiche anche variabili nelle loro conseguenze sulla cristallizzazione dei minerali. Si tenga conto che, ad esempio, lo sfaldamento di una roccia di granito produce delle “miche” come minerali primari, e vari minerali argillosi (tra cui illite e smectite) come minerali secondari; e che queste argille secondarie ed i loro minerali possano essere state soggette a transizioni e spostamenti durante i secoli, o le loro particelle trasportate dal vento in altri luoghi. Di conseguenza la mutazione nella cristallizzazione potrebbe essere avvenuta da principio nella roccia di granito originaria, tramite pressione geologica, e poi i minerali argillosi trasportati nel luogo in cui venne realizzato il crop circle, ove magari si possono essere mescolati con i minerali presenti in loco (e con cristallizzazioni differenti). Non essendo geologi abbiamo solamente sussurrato questa eventualità a Nancy Talbott, convinti di essere smentiti. Ci è stato semplicemente risposto (almeno su questo punto abbiamo avuto una parvenza di risposta) che , se le cose fossero andate come da noi ipotizzato, un’autorità in materia come il Dott. R.C. Reynolds se ne sarebbe avveduto.

Resta il fatto che una presunta anomalia dovrebbe essere messa a confronto con un campione di controllo, e non con se stessa. Un valido campione di controllo potrebbe certamente essere quello estrapolato da un altro cerchio nel grano, realizzato dall’uomo, nello stesso terreno e nelle stesse condizioni ambientali. Nulla infatti dimostra che questa cristallizzazione dei minerali argillosi debba essere occorsa proprio durante la fase di creazione del crop circle, ed è buon senso ritenere che fosse presente anche prima che il pittogramma venisse realizzato.

Cosa dire se nel crop circle artefatto avessimo trovato le stesse impressionanti “anomalie”? E cosa dire se viceversa non le avessimo trovate?

In ogni caso avremmo avuto qualcosa di importante da dire, che invece non abbiamo. Difficile immaginare come mai un gruppo di ricerca qualificato come il BLT non abbia avuto la nostra stessa banale intuizione.


------------------------------------------------


I dati forniti dal dott. Iyengar vengono poi sottoposti all’attenzione dello statistico Dr. Ravi Raghavan, che ha il compito di stabilire se vi siano realmente differenze dei valori di Kubler Index tra i campioni interni del pittogramma di Edmonton e quelli esterni, e se queste differenze siano statisticamente rilevanti o meno.


------------------------------------------------


Tuttavia l’analisi di Raghavan sembra essere relativa solamente a due ordini di campioni: quelli interni al pittogramma, e quelli esterni. Perché? In questo modo viene magicamente meno l’importante differenziazione tra campioni interni di un determinato cerchio, e campioni sempre interni di un altro cerchio.


------------------------------------------------


Il dott. Raghavan è poi chiamato a verificare se esista una correlazione tra la lunghezza dei nodi della pianta e i valori del Kubler Index, ed egli determina che tale corrispondenza c’è.


------------------------------------------------


Ancora una volta viene assunta la lunghezza dei nodi come elemento discriminante tra un pittogramma genuino/autentico e uno falso. Tuttavia è ampiamente dimostrato che l’allungamento dei nodi, dovuto a cause naturali che in agronomia si chiamano fototropismo e gravitropismo, genera un allungamento dei nodi (soprattutto apicali) proprio in presenza di piantagioni abbattute o allettate (meccanicamente o no). Quindi stabilire una connessione tra allungamento apicale (che già sappiamo essere maggiore nella zona allettata) e campioni di terreno interni al pittogramma (che già sappiamo aver registrato tendenzialmente una cristillanità maggiore) significa di fatto stabilire una connessione tra qualcosa e se stessa: evidentemente c’è.


------------------------------------------------


Infine il documento del BLT viene sottoposto all’attenzione di una autorità mondiale in ambito scientifico: il dott. Robert Coltart Reynolds Jr. Questi pensò che quest’anomalia potesse essere dovuta a una disidratazione dei livelli inter-stratificati di smectite. Le smectiti sono un gruppo di minerali ad alto scambio cationico e altamente rigonfianti, proprio per assorbimento di acqua. Egli sospettò che il picco nella mica, riscontrato nella diffrazione ai raggi x, potesse essere in realtà stato registrato nella smectite. Allora chiese di effettuare di nuovo l’analisi statistica tenendo conto solo del valore “glycolated”. Infatti per ogni campione erano state fornite due misure: “RT” (“room temperature”) che indicava la temperatura del laboratorio, e “glycoated” che indicava la misurazione del valore del campione immerso nel glicole etilenico. La glicolazione è l’esposizione ai vapori di una sostanza polare (in questo caso il glicole etilenico) per far espandere la struttura delle smectiti. Questo trattamento aumenta la distanza interplanare basale e varia la risposta della riflessione. Modifica quindi, in modo reversibile, la struttura cristallina dei minerali contenuti nel campione. In questo modo diveniva possibile discriminare le varie fasi cristalline e ottenere picchi associabili ad ogni minerale.

I risultati ottenuti con questo metodo non differirono in modo sostanziale da quelli precedenti. Quindi egli disse che probabilmente non doveva trattarsi di disidratazione. Dichiarò infine che i dati erano stati ottenuti da personale qualificato utilizzando l’appropriato equipaggiamento.


------------------------------------------------


Il livello di partecipazione del dott. Reynolds a questo esperimento non viene chiarito, ma sembra essere a latere , marginale. Da ciò che emerge leggendo il paper del BLT, uno si fa l’idea che essi ebbero la fortuna di incontrare il dott. Reynolds, al quale semplicemente chiesero una opinione.

Dalla lettera di Reynolds emerge inoltre che egli fu provvisto solamente di nove campioni da esaminare. Perché soltanto nove? E, almeno, è dato sapere quali?

Egli comunque si limita a far svolgere un secondo esame statistico, e a statuire che formalmente era stato impiegato personale qualificato e una analisi di diffrazione ai raggi svolta in modo x formalmente corretto. Ma questo non elimina tutte le perplessità elencate finora, e certo non significa che la crescita di cristallinità sia stata direttamente causata dalla creazione del crop circle. Infatti – come dice il dott. Reynolds stesso – per creare una crescita cristallina sarebbe stata necessaria una esposizione in laboratorio a 600-800 gradi celsius per diverse ore, e questo avrebbe incenerito le piante. Ergo, non è questo il caso. Se si fosse trattato invece di pressione geologica, questa avrebbe schiacciato e polverizzato l’intero appezzamento. Ergo, non è questo il caso (oppure il crop circle è stato creato successivamente a tale pressione). In una parola il dott. Reynolds, probabilmente coinvolto in modo parziale nell’esperimento, e a cui vengon forniti soltanto nove campioni e richiesto un semplice parere, si limita a dire che non ha una risposta. Purtroppo il dott. Reynolds non è più tra noi, e non può rispondere a eventuali interrogativi né dare chiarimenti ulteriori. A meno che il BLT non fornisca maggiori ragguagli sul livello di partecipazione e sulle dichiarazioni del dott. Reynolds (cosa che non sembra voglia fare), ci sembra una forzatura quella di considerare tutto ciò un autorevole avallo ad ipotesi esotiche.


------------------------------------------------


Il documento termina dicendo che né le microonde, né un vortice di plasma posso aver causato simili alterazioni, che restano pertanto inspiegabili. Ciò, paradossalmente, contraddirebbe numerose altre documentazioni e dichiarazioni lungamente esibite nel corso degli anni dal BLT stesso. Dovendo escludere qualsiasi altra possibilità, ed essendo la scienza incapace di trovare una soluzione all’enigma, non rimarrebbe che sostenere l’ipotesi ufologica, tramite un mero argomento a contrario. Supportato, qua e la, da non comprovabili testimonianze. Questa sembra essere la via che intende percorrere il BLT, laddove nel marzo del 2012 si torna a parlare di avvistamenti ufologici, riesumando un documentario che - proprio sul caso di Edmonton - ventilava in tempi non sospetti questa ipotesi. Un estratto è stato aggiunto alla pagina del sito del blt che tratta questo caso.


------------------------------------------------


CONCLUSIONI

Le considerazioni fin qui svolte, e le perplessità sollevate, non avendo ad oggi trovato una risposta soddisfacente, ci suggeriscono di valutare con accortezza e prudenza questo documento, che è bene precisare NON costituisce pubblicazione scientifica, e a nostro avviso è stato ampiamente sopravvalutato. Fino a prova contraria siamo adusi a considerare la buona fede altrui, e – contro ogni indizio - non riteniamo che questo esperimento sia stato manipolato né creato ad arte per ingenerare false convinzioni o informazioni. Viceversa vogliamo continuare a ritenerlo un documento importante e degno di credito, che tuttavia necessiterebbe almeno di alcune specificazioni, correttivi, verifiche. Ci aspetteremmo inoltre che sulla opposta sponda venisse concessa la stessa indulgenza e attenzione verso argomentazioni più caute o scettiche. La difesa aprioristica e ad altranza delle proprie convinzioni, e il rifiuto di un sereno confronto, non possono apportare alcun beneficio, a nessuno.

Per questa ragione saremmo ben lieti di ritirare le nostre perplessità ed osservazioni, laddove fosse dimostrato che esse non abbiano ragione di essere.

Fino ad allora siamo perfettamente d’accordo con il BLT solo quando dichiara che:

Sembra che il calore sia coinvolto, ma sono necessarie ulteriori ricerche per determinare la precisa natura…”.

Confidiamo allora in successive ricerche, che tengano conto degli errori delle precedenti, e delle perplessità sollevate non da noi, ma dalla comunità scientifica e scettica in toto. Anche se, considerato il modo in cui sono stati finora presi in carico i nostri rilievi (evidentemente più che fondati), dubitiamo fortemente che ciò possa accadere. Più probabilmente saremo costretti a scrivere un nuovo articolo, per sollevare nuove perplessità, su nuovi articoli sensazionalistici ed inattendibili. Per sentirci rispondere che non li abbiamo capiti.





ADDENDUM


A seguito della pubblicazione di questo articolo siamo stati raggiunti da una comunicazione da parte di Nany Talbott del BLT. Ella, dopo aver letto la nostra newsletter che riassumeva (in inglese) il “core” di questo articolo, ha ritenuto opportuno proporre delle rettifiche – che seguono:

1) Il documento in questione è stato pubblicato su internet solo nel marzo del 2004;

2) Non è stato il BLT a suggerire che “energie sconosciute alla scienza” possano essere implicate, bensì il dott. Reynolds stesso;

3) Non è mai stato sostenuto che il BLT non era a conoscenza del documentario “Unsolved Mysteries”, ma soltanto che – nel presente paper - era stato deciso di non enfatizzare le testimonianze ufologiche ivi prodotte;

4) Non è mai stato sostenuto che energie aliene fossero state coinvolte.

Tanto era dovuto.

------------------------------------------------


Ci sia consentita una breve replica.

Innanzi tutto ci sorprende come il BLT non abbia ritenuto opportuno rispondere ad altre perplessità, ben più sostanziali, da noi sollevate nel merito dell’articolo, allorchè furono poste alla loro attenzione (e ciò in via confidenziale e prima che l’articolo venisse pubblicato). Ora si ritiene invece opportuno suggerire delle rettifiche su punti secondari:

1) Il documento è pubblicato in internet nel marzo 2004 (prendiamo atto), ma rimane comunque un documento del 2002, su un esperimento svolto nel 2001. Non vediamo dunque quale differenza possa fare questa precisazione.

2) Se anche fosse che il dott. Reynolds avesse parlato di energie sconosciute alla scienza (ma bisognerebbe averne traccia), il BLT si è detto comunque concorde con questa opinione, che ha fatto propria. Ma in realtà, a quanto ci consta, il dott. Reynolds (il cui grado di partecipazione all’esperimento deve essere meglio chiarito), interpellato per una consulenza, e rifornito di soli nove campioni, ha semplicemente dichiarato che: “La nostra attuale conscenza non fornisce alcuna spiegazione per la diminuzione osservata nella larghezza del picco rispetto alla vicinanza al centro del cerchio nel grano”. La dicitura “energie sconosciute alla scienza” sembra piuttosto una licenza poetica del BLT stesso.

3) In effetti il BLT non poteva non essere a conoscenza di quel documentario, dal momento che la Presidente Nancy Talbott, proprio in quel documentario, rilascia un’intervista proprio su quel caso. Quindi avevamo capito male, e ci scusiamo. Se però a quel tempo il BLT decise (saggiamente) di non enfatizzare le testimonianze ufologiche, ci chiediamo come mai abbia deciso di farlo ora.

4) Esplicitamente no. Il documento non parla di “energie aliene” in senso stretto. Ma parla di “enegie sconosciute alla scienza”, presenta una serie di presunte anomalie misteriose non altrimenti spiegabili, e poi antepone al documento lo spezzone del filmato di un documentario che parla di avvistamenti ufologici correlati a quel caso. Ciò a nostro avviso significa suggerire esattamente questa tesi.

Infine ci sia permesso di ricordare ancora una volta che questo articolo non ha alcuna finalità polemica, e non è inteso a screditare né il BLT, né la documentazione prodotta. Continuiamo però a ritenere che - al di la di questi dettagli polemici - le perplessità da noi sollevate siano degne di attenzione e meritino una risposta seria.

di Leonardo Dragoni
per “Cropfiles.it”


Questo articolo e le relative immagini sono stati prodotti attingendo a varie fonti online e librarie (citate in discalia e in calce). Qualora vogliate proporre delle rettifiche, o venga riscontrata una eventuale violazione di copyright, si prega di farne segnalazione, e provvederemo ad una immediata sanatoria. È vietato riprodurre questo articolo o parte di esso senza l'esplicito consenso da parte dall'autore.
Leonardo Dragoni e Cropfiles.it copyright 2012




Fonti:
- http://www.bltresearch.com/xrd.php
- http://www.cropcirclequest.com/edmonton99/edmontonreport.html
- www.ehu.es/sem/seminario_pdf/SEMINARIOS_SEM_3_53.pdf
- Corrispondenza dell’autore con Nancy Talbott
- Leonardo Dragoni, La verità sui cerchi nel grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile, Edizioni Alvorada, 2011.
- BLT Lab Reports #79, #122
- http://www.youtube.com/watch?v=1wS3ZVxQFl8
- http://ufologie.net/htm/cropcristalisationf.htm