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articoli sui cerchi nel grano
Depositi di materiali misteriosi all'interno deicrop circles. Bufala o realtà?

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L.D - @ Cropfiles.it

Depositi di materiali misteriosi nei cerchi nel grano. Bufala o realtà?

Quello dei cerchi nel grano (alias crop circles, agroglifi, pittogrammi: in breve disegni visibili dall’alto, impressi tramite appiattimento della vegetazione) è un fenomeno costellato di tanti rebus, che hanno finito per ammantarlo di mistero e farlo apparire ancora oggi uno dei grandi enigmi irrisolti dell’età contemporanea.
Uno di questi arcani riguarda il rinvenimento di materiali e sostanze bizzarre (extra-terrestri?) all’interno o nelle immediate vicinanze di alcuni agroglifi.
Quanto c’è di vero in questa faccenda? Si tratta di leggende metropolitane o di fatti reali?
Proviamo a fare un po’ di chiarezza. I casi interessati dal ritrovamento di materiali insoliti, nei paraggi o dentro un cerchio nel grano, sono circa una decina. Nel computo totale dei crop circles realizzati nel mondo, dieci in percentuale equivale allo zero virgola qualcosa. Per quanto mediaticamente rumoroso, il dato è statisticamente irrilevante. Si tratta insomma di una eccezione, che in quanto tale non può aspirare a connotare il fenomeno.
Poniamoci però un’altra domanda: questa benchè misera percentuale di casi, è realmente caratterizzata dalla presenza di materiali misteriosi e/o non terrestri?
Per rispondere prenderemo in esame quattro tra i casi più eclatanti di rinvenimento di materiali “curiosi”.


Cherill, Inghilterra, 1993.[nota 1]

Venne trovata all’interno di un pittogramma una sorta di polvere meteoritica, contenente delle microsfere composte dalla fusione di ossidi di ferro, in particolare ematite e magnetite. Secondo il biofisico William C. Levengood, del team di ricerca americano BLT, si trattava probabilmente di particelle di polvere spaziale, forse derivate dalla pioggia meteorica delle Perseidi. Queste particelle avrebbero potuto essere trasportate lì da quello che George Terence Meaden (meteorologo e scienziato, anch’egli pioniere degli studi sui cerchi nel grano) avrebbe definito un “vortice plasmatico”. A tale vortice erano presumibilmente associate delle microonde, le quali avrebbero fuso tra loro queste particelle.
Ipotesi piuttosto macchinosa, alla quale si accodaron alcuni sostenitori della “teoria dell’irraggiamento” (secondo cui i crop circles sono creati per irraggiamento dall’alto con microonde), molti dei quai vollero classificare questo episodio come ufologico, o almeno misterioso ed irrisolto.
Esiste però un’altra versione dei fatti su questo caso. Una versione molto meno “extra” e molto più “terrestre”. Il signor Robert Irving, noto circlemaker (creatore di cerchi nel grano) autore di molti splendidi agroglifi che nel recente passato hanno fieramente campeggiato nelle tenute britanniche, disse di essere lui l’artefice di questo pittogramma. Come Douglas Bower e David Chorley (i primi circlemakers della storia, padri fondatori del fenomeno dei cerchi nel gano) dimostrarono di essere gli autori di molti dei primissimi crop circles degli anni ottanta anche attraverso il possesso delle uniche fotografie esistenti, così Irving era in possesso dell’unica fotografia esistente di questo cerchio nel grano del 1993. Infatti il proprietario del terreno aveva subito provveduto alla mietitura del campo. Come aveva potuto allora Irving trovarsi sul posto prima di tutti, prima che la notizia divenisse di pubblico dominio e che il contadino mietesse il grano?
Irving spiegò anche di aver gettato all’interno dell’agroglifo della limatura di ferro, che nei giorni seguenti si sarebbe ossidata grazie al contatto con l’aria e con la pioggia. Successive indagini accreditarono la versione raccontata da Irving, e chiarirono che quella particolare polvere di ferro gli venne fornita da Jim Schnabel, un altro personaggio controverso, un circlemaker accusato impropriamente di essere un de bunker facente parte dei servizi segreti. Irving e Schnabel avevano entrambi capacità e movente (sbugiardare gli “esperti”). Ma come si spiega che le particelle rinvenute ed investigate da Levengood fossero microsfere semifuse? Saltò fuori che quella polvere di ossido di ferro molto particolare proveniva dalla “Berk Limited”, che era parte della “Steetley Organization”, la quale si occupava di produzione di rivestimenti interni dei forni utilizzati nella produzione dell'acciaio. Per la riduzione del ferro utilizzava l’atomizzazione a gas, da cui la forma di microsfere e lo stato semifuso. Sulla busta contenente questo materiale, inviata all’acquirente dalla “Berk Limited”, era contrassegnato come destinatario un indirizzo associato all’Università di Oxford. Irving disse che quel materiale gli fu fornito da Jim Schnabel, che effettivamente all’epoca era all’Università di Oxford.


Zutphen (Olanda), 1996. [nota 2]

Al suo interno sarebbe stata rinvenuta una polvere di biossido di silicio (o diossido di silicio, o quarzo, o SiO2), sotto forma di microsfere del diametro di circa 0,05 millimetri. Il rebus è nel fatto che, in natura, il biossido di silicio è presente in cristalli e non in microsfere. Si diffuse così incontrollata la voce che quello potesse essere materiale extraterrestre.
Vediamo, anche qui, quanto c’è di vero in questa faccenda. Una pagina tutt’ora online del Deutch Center for Crop Circle Studies (DCCCS) presenta il resoconto abbastanza colorito di tal Amiel Kamphuis, dal quale si evince abbastanza chiaramente come questa polvere rinvenuta in uno dei quattro cerchi del pittogramma di Zutphen potesse essere in qualche modo “speciale”, e potesse appartenere a qualche altro pianeta. Questo effervescente resoconto è tuttavia preceduto da una dichiarazione ufficiale del DCCCS, in cui si afferma che dalle analisi effettuate dal BLT (Burke-Levengood-Talbott), quel materiale risultava essere comunissimo silicato di sodio (Na2SiO3), materiale utilizzato anche nei fungicidi e insetticidi. Non sappiamo se questa dichiarazione venne apposta in un secondo momento, sta di fatto che mediaticamente l’evento prese tutt’altra piega, diffondendosi a macchia d’olio la notizia - falsa ma ben più affascinante - del ritrovamento di un materiale presumibilmente alieno.
Una enorme cassa di risonanza a questo proposito fu il libro “The deepening complexity of crop circles: scientific research & urban legends” dell’ing. Eltjo H. Haselohoff. Egli infatti scrisse che si trattava di quarzo in forma sferica, pubblicando anche un ingrandimento fotografico, attribuito a Levengood, di una di queste sfere all’interno di una foglia. Da quel momento in poi, Haselhoff sarebbe stato ridimensionato dal CICAP e poi completamente uscito di scena per dedicarsi alla sua chitarra, ma per il grande pubblico il suo testo rimase per sempre una prova della natura aliena di questi pittogrammi.
A poco valse l’errata corrige che successivametne dovette fare lo stesso Haselhoff, con una comunicazione sul sito del DCCCS (di cui l’ingegnere olandese era, insieme a Boerman, il deus ex machina). Comunicazione che, ad onor del vero, rimase pubblicata per ben poco tempo, facendo presto perdere definitivamente le proprie tracce. Il documento si chiamava “Mysterious Glass Spheres in Crop Circles – A mistery solved?”, ed evidenziava come il circo mediatico che si era creato su questo caso non aveva ragion d’essere. Non era infatti vero che queste microsfere fossero impossibili da creare sulla Terra, o avrebbero avuto dei costi inimagginabili, come sostenevano molti media dell’epoca. Tanto non era vero, che vi erano dei produttori di questo genere di microsfere, le quali avevano più di un impiego professionale in più di un settore. Esse potevano inoltre avere più d’una origine naturale. Ad esempio le correnti d'aria possono trasportare la polvere sottile, che a volte cade durante le piogge (ad esempio la pioggia fangosa, visibile sui parabrezza delle auto). L’erosione, combinata con la solubilità del SiO2 nell’acqua, provoca alla polvere l’assunzione della forma di microsfere. Un'altra forma di biossido di silicio in microsfere è un prodotto di scarto recuperato da ceneri leggere che vengono prodotte durante il processo di combustione del carbone. In tal caso si parla di “cenosfere”. Nome bizzarro e quindi affascinante, che tuttavia mediaticamente è destinato ad impallidire di fronte alle “alienosfere”.


Logan (Utah, Stati Uniti) 1996 – Edmonton (Canada) 1999. [nota 3]

Questa è una storia molto singolare, che non riguarda esattamente il ritrovamento di materiali insoliti all’interno di un cerchio nel grano, bensì addirittura la modificazione della struttura cristallina del terreno interessato dalla creazione di un crop circle.
Nel 1996 la geologa Diane Conrad, laureatasi con una tesi sugli effetti del calore sulla struttura cristallina dei minerali, visitò un cerchio nel grano presso Logan (Utah, USA). La Conrad aveva recentemente ascoltato una intervista radiofonica in cui il dott. William Levengood sosteneva che nella fase di creazione dei cerchi nel grano doveva ritenersi coinvolta una qualche forma di esposizione ad intenso calore. La Conrad così pensò di mettere alla prova questo assunto: se il suolo, e i minerali di argille espandibili contenuti in esso (in particolare illite e smectite), fossero stati esposti ad insoliti surriscaldamenti, è probabile che si possa essere registrato un incremento della loro cristallinità. Dal momento che la Conrad era familiare con il “Kubler Index” e l’XRD o diffrazione dei raggi x (due tecniche specifiche per la misurazione della cristallinità) decise di realizzare un test sul crop circle di Logan. I risultati sembrarono confortare l’assunto del dott. Levengood, il quale venne avvisato e si recò sul posto insieme al suo team per più approfondite analisi. Nel marzo del 1997 sarebbe così stato pubblicato il “Lab Report n. 79” dedicato proprio al caso dello Utah. Vennero evidenziate tutta una serie di presunte anomalie (allungamento dei nodi, cavità di espulsione, ecc.) su cui non possiamo in questa sede dilungarci. Ma soprattutto venne evidenziata una alterazione nella cristalllinità del suolo. Questa parte del “Lab Report 79” (che è quella che qui ci interessa) venne però riscritta dal BLT in collaborazione con Diane Conrad nel marzo del 2003. Nel frattempo erano infatti avvenute cose importanti. Il filantropo Laurance S. Rockfeller, e Mr. and Mrs. Lyman D. Rogers, avevano elargito una importante somma di denaro al BLT, che proprio in ragione di quello che potremmo chiare “il sospetto di Logan”, decise di eleggere a campione un nuovo crop circle su cui effettuare dei nuovi test sulla cristallinità del terreno. Per una serie di motivi (per altro discutibili) alla fine la scelta ricadde sul pittogramma di Edmonton, in Cananda, del settembre 1999.
Dopo una fase di campionamento non esente da critiche, gli esemplari selezionati vennero inviati al BLT, il quale li girò al Dr. Sampath S. Iyengar, geochimico, mineralogista, direttore e capo analista del “Technology of Materials Laboratory” in California. Questi svolse l’esame XRD, con il quale i campioni vengono sottoposti ai raggi x, la radiazione viene diffusa dalla materia (il campione in esame) e le onde elettromagnetiche ad essa associate cambiano direzione di propagazione. In base al modo in cui questi materiali reagiscono ai raggi x producendo dei picchi, vengono determinati dei valori che definiscono un particolare indice che si chiama “indice di Kubler”, che è appunto un indicatore di cristallinità. Maggiore è il valore dell’indice di Kubler, minore è la cristallinità del campione. Iyengar esaminò 85 campioni di terreno, restituendo i risultati al BLT, il quale poi evidenziò che i campioni raccolti al’interno del crop circle presentavano una cristallinità maggiore di quelli esterni. Ciò a loro avviso non era scientificamente spiegabile, e poteva essere dovuto soltanto all’intervento di energie di calore selettive (NdR aliene). I dati forniti dal dott. Iyengar vennero poi sottoposti all’attenzione dello statistico Dr. Ravi Raghavan, chiamato a verificare se esistesse una correlazione tra la lunghezza dei nodi della pianta e i valori del Kubler Index, ed egli determinò che tale corrispondenza era presente. Infine il documento del BLT venne sottoposto all’attenzione di una autorità mondiale in ambito scientifico: il dott. Robert Coltart Reynolds Jr. Questi pensò che quest’anomalia potesse essere dovuta a una disidratazione dei livelli inter-stratificati di smectite, ma in seguito a successive analisi escluse questa eventualità, e si disse sorpreso da quei risultati. Tutto ciò venne formalizzato dal BLT nella pubblicazione dal titolo “Clay-Mineral crystallization case study” (2002, pubblicata su internet nel marzo 2004), da molti ancora oggi ritenuto un documento che dimostra scientificamente la “extra-terrestrialità” dei crop circles. Eppure non è così, e nessuno sembra rendersi conto del fatto che quel testo è ampiamente sopravvalutato. Per molteplici ragioni, prima di tutto metodologiche. In qualsiasi sperimentazione degna di questo nome si utilizza la procedura del “double blind”, o “doppio cieco”: sia i soggetti esaminati che gli sperimentatori ignorano informazioni che potrebbero influenzare i risultati. Nel nostro caso sia i campionatori che gli esaminatori (anzi l’esaminatore unico Iyengar) conoscevano lo scopo dell’esperimento, percui venne meno sia il “double” che il “blind”. Ancora: l’analisi di Raghavan sembra essere relativa solamente a due ordini di campioni, vale a dire quelli interni al pittogramma, e quelli esterni. In questo modo viene però meno l’importante differenziazione tra campioni interni di un determinato cerchio, e campioni sempre interni di un altro cerchio. Infine il livello di partecipazione del dott. Reynolds a questo esperimento non viene chiarito, ma sembra essere a latere, marginale. Da ciò che emerge leggendo il paper del BLT, uno si fa l’idea che essi ebbero la fortuna di incontrare il dott. Reynolds, al quale semplicemente chiesero una opinione. Dalla lettera di Reynolds emerge inoltre che egli fu provvisto solamente di nove campioni da esaminare. Perché soltanto nove? E, almeno, è dato sapere quali? Reynolds comunque si limitò a far svolgere un secondo esame statistico, e a statuire che formalmente era stato impiegato personale qualificato ed era stata svolta una analisi di diffrazione ai raggi x in modo formalmente corretto. Questo certo non elimina tutte le perplessità (che la stessa Talbott, interpellata dal sottoscritto, non ha saputo o voluto chiarire), e neppure significa che la crescita di cristallinità sia stata direttamente causata dalla creazione del crop circle.
Infatti – come dice il dott. Reynolds stesso – per creare una crescita cristallina sarebbe stata necessaria una esposizione in laboratorio a 600-800 gradi celsius per diverse ore, e questo avrebbe incenerito le piante. Ergo, non è questo il caso. Se si fosse trattato invece di pressione geologica, questa avrebbe schiacciato e polverizzato l’intero appezzamento. Ergo, non è questo il caso. In una parola il dott. Reynolds, probabilmente coinvolto in modo parziale nell’esperimento, e a cui vengono forniti soltanto nove campioni e richiesto un semplice parere, si limita a dire che non ha una risposta.
Inoltre, l’ipotesi della pressione geologica a nostro avviso non è da escludere, perché il crop circle è stato certamente creato successivamente a tale pressione. Ad eccezione di un particolare picco (“mica 001 peak”), i restanti dati estrapolati nei cerchi di Edmonton sembrano suggerire una cristallizzazione affato lineare e uniforme, ed invece piuttosto casuale e diffusa. Ne consegue che questa crescita di cristallinità possa non riguardare strettamente il crop circle, ma semmai l’intera area. I prelievi del BLT sono stati svolti in superficie e non in profondità. Era quindi impossibile – si dice – che questi campioni di superficie potessero essere stati sottoposti a pressioni geologiche. Tuttavia è chiaro che ciò che oggi è in superficie, ieri poteva essere in profondità. E viceversa. Il fatto che un appezzamento presenti delle caratteristiche geologiche differenti da punto a punto, non crediamo rappresenti una anomalia così incredibile. La materia non può essere considerata qualcosa di così stabile ed omogeneo nel tempo e nello spazio. Quel terreno poteva essere composto (nel sottosuolo, se non in superficie) da rocce sedimentarie soggette durante gli anni a metamorfismo regionale o cataclastico, o a pressioni geologiche anche variabili nelle loro conseguenze sulla cristallizzazione dei minerali. Si tenga conto che, ad esempio, lo sfaldamento di una roccia di granito produce delle “miche” come minerali primari (il picco anomalo registrato ad Edmonton riguardava proprio la mica), e vari minerali argillosi (tra cui illite e smectite) come minerali secondari; e che queste argille secondarie ed i loro minerali possano essere state soggette a transizioni e spostamenti durante i secoli, o le loro particelle trasportate dal vento in altri luoghi. Di conseguenza la mutazione nella cristallizzazione potrebbe essere avvenuta da principio nella roccia di granito originaria, tramite pressione geologica, e poi i minerali argillosi trasportati nel luogo in cui venne realizzato il crop circle, ove magari si possono essere mescolati con i minerali presenti in loco (e con cristallizzazioni differenti).
Resta il fatto che una presunta anomalia dovrebbe essere messa a confronto con un campione di controllo, e non con se stessa. Un valido campione di controllo potrebbe certamente essere quello estrapolato da un altro cerchio nel grano, realizzato dall’uomo, nello stesso terreno e nelle stesse condizioni ambientali. Nulla infatti dimostra che questa cristallizzazione dei minerali argillosi debba essere occorsa proprio durante la fase di creazione del crop circle, ed è invece buon senso ritenere che fosse presente anche prima che il pittogramma venisse realizzato.


Sompting, Inghilterra, 2002. [nota 4]

Questo caso fu documentato – tra gli altri - da Andy Thomas, nel suo libro “Swirled Harvest”, in cui l’autore dopo aver speculato sulle possibili connessioni tra il pittogramma di Arecibo del 2001 e la polvere bianca (ancora biossido di silicio!) trovata a Sompting, proponeva una attenta disamina di questo ritrovato. Proprio Andy Thomas infatti diede disposizione di fare delle analisi preliminari su questi detriti polverosi rinvenuti a Sompting, scoprendo così che si trattava di una forma granulare di fine silicio misto a calce. Thomas si rivolse poi a Sir Laurence Gardner per una consulenza. Questi ritenne che potesse trattarsi di una polvere in uso presso antichi alchimisti per le sue misteriose proprietà vitali, nota come white powder gold (polvere d’oro bianco). Disse anche che, se effettivamente si fosse trattato di questa polvere d’oro, allora avrebbe contenuto degli elementi di Platino, Palladio, Iridio, Rodio, Rutenio o Osmio. Queste osservazioni erano in realtà basate su un articolo apparso su “Nexus Magazine” nel 1996 in cui si parlava di un certo David Radius Hudson, il quale aveva scoperto che questa polvere, che egli fortunosamente ritrovò nel suo appezzamento di terra, era un super-conduttore capace di interagire con il DNA umano, migliorandolo; e che questa polvere conteneva anche il Silicio. Soltanto lui era in grado di trovarla e di riprodurla perché questi preziosi elementi che formano la polvere esisterebbero in una forma che non può essere rilevata dalla maggior parte dei metodi analitici. Hudson chiama questa forma "monoatomica", ed egli ha definito la sua scoperta "elementi monoatomici orbitalmente riarrangiati”, facendone il nome per una società di capitale con responsabilità limitata (ORMEs).
Teniamo presente che Gardner non era un biofisico, né un chimico, bensì uno scrittore di storia alternativa, che ha pubblicato diversi scritti sul Sacro Graal. Infatti, rispose da storico alternativo. Rifacendosi però a una fonte non molto autorevole, giacché il “Phenix NewTimes” definiva David Radius Hudson: “un enigmatico contadino, un guru New-Age, che sostiene di aver trovato nella sua terra una cura miracolosa per la riparazione del DNA, e ha intrapreso una campagna per la riproduzione in serie”. Un contadino che, ironia della sorte, si ammalò proprio mentre stava commercializzando questa panacea.
Hudson, leggendo libri di alchimia, era venuto a conoscenza di questa “polvere d’oro bianco”, e si era convinto – o forse voleva convincere gli altri - che la sua polvere fosse proprio la stessa, l’elisir di lunga vita raccontato nei testi alchemici. Aveva anche sottoposto questa polvere al chimico John Sickafoose, il quale tuttavia non fu in grado di identificarla con sicurezza. Ciò nonostante Hudson riuscì a convincere un medico, il dottor David Payne, che questa polvere avesse proprietà miracolose anche contro l’AIDS, e così questo misterioso ritrovato finì anche per essere sperimentato come medicina. Almeno finché il dottor Payne – a seguito della morte di una paziente – fu temporaneamente sospeso e indagato. Le autorità stabilirono che la morte fu causata da sciami di batteri nella sostanza che il medico gli aveva suggerito di assumere. Hudson perse una causa civile intentata dal marito e dalla madre della vittima. Da allora smise di fornire questa polvere ai malati, e invece iniziò ad offrire una iscrizione (per cinquecento dollari) alla “Fondazione Scienza dello Spirito”, che lavorava in parallelo con la ORMEs.
Oggi questa polvere è ancora venduta in un sito web dedicato, nel quale dopo averne magnificate le incredibili proprietà (sarebbe stata migliorata ulteriormente, nel rispetto dei protocolli descritti dal dott. Laurence Gardner), nel disclaimer si declina ogni responsabilità, e si chiarisce che questo prodotto non ha nulla a che fare con diagnosi, cure, prevenzione, trattamenti medici. Infine si consiglia il parere del medico prima di assumerlo anche solo come coadiuvante dietetico.
Tornando a cosa fosse realmente questa polvere magica trovata dentro il crop circle, ragguagli molto interessanti sono forniti dall’investigatore Rodney Ashby, il quale ricevette alcuni campioni di questo materiale da Allan Brown (che indagò su questo caso con Andy Thomas). Dopo una accorta analisi di laboratorio, egli ha dichiarato:
“La composizione elementare suggerisce che erano presenti solo ossidi o idrossidi […] il campione non era un minerale di composizione complessa, piuttosto una miscela di tre o più composti chimici di base, la più comune è la silice della sabbia (SiO 2), calce viva (CaO) e calce spenta (Ca (OH) 2 ). Collettivamente, questi sono indicativi di un materiale cementizio. Tale conclusione è corroborata anche dalla presenza di oligoelementi quali l’ alluminato di calcio (Ca 2 Al 2 O 5) e tracce di composti di alluminio e ferro del cemento di Portland […] il problema è semmai la consistenza della sabbia, non del tipo comunemente usato in edilizia. Invece, era di una granulometria più fine variabile da 100 micron a meno di 2 micron. Inoltre, i grani più piccoli erano delle forme più pure di silice. Tutti gli elementi di prova hanno suggerito che la sabbia proveniva da una fonte atipica ma naturale. Varie idee sono state considerate - sabbia destinata a sabbiatura o fusione di precisione, anche sabbia sahariana - ma nessuna ha fornito un riscontro convincente con queste. Nonostante questo, non sono riuscito a trovare alcuna prova del fatto che questo materiale non abbia avuto origine terrena”.
Abbiamo così la sgradevole sensazione che alla fine dei conti si tratti soltanto di una manciata di materiale cementizio. Oppure del “coconino”, che è una polvere bianca del tutto analoga alla white powder gold, e che si trova in Arizona, sia a Coconino Peak sia all’interno e nei pressi del Meteor Crater (per una strana casualità, vicinissimi a dove viveva Hudson). Alcuni ritengono anche che queste particelle sferiche di biossido di silicio si formino dalla fusione della sabbia posata dal vento sugli steli prima dell’azione termica. Magari, perché no, si trattava di cenosfere, o delle stesse sfere rinvenute a Zutphen in Olanda. Allora bisognerebbe solo scoprire come siano arrivate a Sompting.
Qualunque cosa sia questa polvere, non c’è razionalmente la parvenza di un solo motivo per insinuare che essa possa non avere origine terrena.


Concludendo…

Se invece di questi quattro casi ne avessimo presi in esame altri, avremmo comunque dovuto svolgere considerazioni analoghe a quelle appena svolte. Cioè che esiste una facciata fatta di titoli ad effetto e di informazioni superficiali, spesso standardizzate e quasi sempre di stampo sensazionalistico. Andando poi a scavare e ad approfondire oltre la facciata (quasi mai ci si prende la briga di farlo), si scopre che la realtà dei fatti è ben più articolata ed “umana” di quanto si potesse immaginare.
Dopo oltre un decennio di approfonditi studi, che mi hanno portato a continue e dolorose disillusioni, sono fermamente persuaso che ciò vale non solo per la questione dei rinvenimenti di materiali insoliti, bensì per tutto quel che riguarda i cerchi nel grano, a 360 gradi: quasi nulla è come appare, o meglio come la fanno apparire. Pur nell’assoluto rispetto delle altrui opinioni, sono altresì fermamente persuaso che coloro che ritengono vi sia una natura esotica, ufologica o insondabile all’origine dei cerchi nel grano, siano persone in buona fede ma insufficientemente o male informate sul tema. In qualche caso deteriore sono invece degli imbonitori, con o senza tornaconto.


Leonardo Dragoni
www.cropfiles.it


Note:

1
W.C. Levengood, Semi-Molten Meteoric Iron Associated with a Crop Formation", Journal of Scientific Exploration 9 (2), 1995).
Leonardo Dragoni, La verità sui cerhi nel grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile, Alvorada, 2001, pp. 23-24; 27-33.
Rodney Ashby, http://www.xstreamscience.org/H_Glaze/H_Glaze_0.htm;
Addendum to “The H-Glaze Explained ( http://www.xstreamscience.org/H_Glaze/Addendum.htm).
Lettera di Montague Keen (giornalista, editore, investigatore del paranormale, e membro della “Society for Psychical Research”) a Bernard Haisch (editore del “Journal of Scientific Exploration”), riportata in “The Cerealogist” n.15, H-Glaze: challenge renewed, inverno 1995/6.
Burke, Levenggod, Talbott, Response to Mortague Keen, “The Cerealogist”, n. 16, estate 1996.
W.C. Levengood and John Burke, Comments on “The H-Glaze explained” posting on www.xstreamscience.org, maggio 2005.

2
http://www.dcccs.org/mysterious__glass_spheres__in_crop_circles___a_mystery_solved_.htm
(rimosso, oggi visibile qui): http://web.archive.org/web/20040328102500/http://www.dcccs.org/mysterious__glass_spheres__in_crop_circles___a_mystery_solved_.htm
http://www.dcca.nl/1996/uk35.htm
http://en.wikipedia.org/wiki/Cenosphere
http://web.archive.org/web/20040207183256/http://www.boud.com/bml_solid_glass_spheres.htm

3
BLT Lab Report #79 ( http://www.bltresearch.com/labreports/logan.php, issue 3),
#122 (http://www.bltresearch.com/labreports/edmonton.php); http://www.bltresearch.com/xrd.php
Leonardo Dragoni, Considerazioni sul “Clay-Mineral crystallization case study”: ( www.cropfiles.it/articoli/Considerazioni%20Clay-Mineral.html)
www.ehu.es/sem/seminario_pdf/SEMINARIOS_SEM_3_53.pdf
www.youtube.com/watch?v=1wS3ZVxQFl8
ufologie.net/htm/cropcristalisationf.htm


4
Leonardo Dragoni, La verità sui cerchi nel grano, cit., pp.139-146.
Phenix NewTimes, Thursday, Sep 19 1996, Deadly Panacea. What led an AIDS patient to inject a substance manufactured from common dirt into her blood stream? by Howard Stansfield.
http://whitepowdergold.com/
www.xstreamscience.org/Sompting/Sompting_1.htm
Bradley York Bartholomew, Powder Puff, 2005 (http://www.swirlednews.com/article.asp?artID=855 )



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