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Il Crop di Celestino V
di Michele Proclamato.
Rivolgersi al popolo dei Cerchi, per me, è sempre stimolante, anche se faticoso, poiché devo, soprattutto in questo caso, partire …dall’inizio.
Mi rendo conto, tra l’altro, che il mio inizio potrà sembrare quanto di più distante e avulso dal vostro sapere, dal vostro modo di rivolgersi ad un fenomeno come quello dei Cerchi nel Grano, che tanto affascina, tanto fa discutere, tanto divide.
Ora però immaginate per un attimo di abbandonare le vostre convinzioni su chi o cosa esegue i Crop in tutto il Mondo e venite con me, nel mio ”inizio”, nel mio mondo, dove il tempo, le civiltà, i luoghi, hanno una sola prerogativa, quella di condividere un'unica scienza, un unico sapere, un unico sentire, un unico filo conduttore che conduce, a dispetto dei millenni, proprio nei vostri Cerchi, in quei Cerchi che molti pensano siano un fenomeno abbastanza recente, unico, singolare, tutto da scoprire.
Quindi, buio in sala e accomodatevi: la storia inizia, per questa volta offro io.
Il falso Eremita
Siamo verso la fine del 1300 ed un uomo, passato alla storia soprattutto per ciò che sarebbe stato un suo gran rifiuto, sto parlando di Papa Celestino V, “abdica” a favore di Bonifacio VIII e conclude gli ultimi istanti della sua vita in un'indegna prigione, reo di aver provato a “parlare” e di averlo fatto attraverso le sue poche, ma importantissime decisioni, prese tutte nel suo brevissimo papato, soprattutto attraverso un'unica opera, eccelsa nel suo genere, ma agli occhi dei più, ermetica: la basilica di Collemaggio all’Aquila.
Un umile eremita, stranamente conosciuto in tutte le corti regnanti d’Europa, accetta, sotto la spinta poco velata dei D’angiò, di diventare Papa e, contro ogni previsione, accetta di farlo solo nella sua creatura, nella sua casa divina, nel tempio del suono e del sapere degli DEI, nel santuario dell’Ottava.
Prima di essere “dimesso”, crea la Porta Santa, la vera prima Porta Santa del Mondo, e indice una ricorrenza religiosa, tuttora rispettata all’Aquila, detta Perdonanza, da tenersi il 28.8 di ogni anno.
Cosa piuttosto anomala, benedice ed inaugura la basilica alla presenza di OTTO vescovi, 12 anni prima della sua ultimazione, si era nel 1288.
Siamo nel 2004 ed un irrequieto nessuno, io, entra nella Basilica di Collemaggio e si siede sulle panche poste in una zona del suo pavimento sacro, detta “Labirinto” (immagine nel formato pdf)
e la sua vita cambia e lo fa attraverso un gesto semplicissimo, girandosi verso uno dei Tre Rosoni che, in modo meraviglioso, fanno bella mostra di sé anche sulla facciata interna dell’edificio celestiniano e che, in quel momento, rifletteva i raggi solari, impreziositi dalla sua struttura, sulle mura della basilica.
In quell’attimo ben preciso, senza saperlo, iniziai la mia corsa millenaria verso i Crop, una corsa iniziata attraverso la codifica di quel Rosone che mi aprì le porte al sapere sonico dell’Ottava.
In breve, infatti, mi resi conto che il Rosone centrale di Collemaggio parlava, anche se solo numericamente, ma lo faceva indubbiamente dicendo una cosa sola: ” Precessione degli Equinozi.”
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La Codifica sonica
In pratica, mi resi conto che utilizzando le braccia del mandala medioevale ed alcuni suoi particolari architettonici, era possibile, con assoluta certezza, risalire ai 25.920 anni precessionali, un'informazione di prima grandezza in ambito astronomico e di assoluta raffinatezza, se si considera il momento in cui essa fu decisa e posta, in un particolare così significativo della Basilica.
Celestino non fu chiaramente solo un eremita, ma un Papa di prima grandezza e soprattutto un uomo di sapere, un sapere unico nel suo genere.
A questo punto volevo capire cosa veramente era stato celato all’interno di quel luogo sacro e lo feci a modo mio, come al solito, con troppa fretta, molta presunzione, poco sapere.
Avevo comunque un indizio da seguire, o meglio un evento che puntualmente si consumava sul Labirinto ogni anno il 21giugno al Solstizio d’estate.
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Esso consisteva in un magnifico riflesso solare “circolare” proiettato dal Rosone, teatro della mia codifica, al centro di un luogo che, da quel momento, assunse per me, un'importanza superiore anche al “mio” rosone.
Mi domandavo, infatti, perché un'informazione temporale come la Precessione fosse trasformata in forma circolare e riflessa all’interno di una zona come il Labirinto, dove già esistevano altri SEI Cerchi, intimamente uniti, creando una sola volta l’anno una composizione geometrica di SETTE Cerchi. Me lo domandavo, credo, con la stessa intensità con cui voi adesso vi state domandando cosa, tutto ciò, possa avere a che fare con il Mistero dei Crop, ma la forza della mia domanda conseguì una risposta, anzi due risposte, dallo stesso esito. Pitagora e la Cimatica
Grazie alle mie disordinate e sempre più caotiche letture, appresi che un signore di nome Pitagora, alcune centinaia di anni prima di Cristo, insegnava, a Crotone, ad i suoi adepti più capaci il “modo“ con cui DIO aveva creato l’Universo, una cosuccia insomma, sintetizzata in pochi intervalli “musicali”.
In pratica Pitagora insegnava fisica quantistica, dicendo che tutto era vibrazione, più di Duemila anni fa e lo faceva sintetizzando l’operato divino in questo modo: “L’Universo è stato creato attraverso 5 intervalli musicali, esattamente 5 intervalli di Quinta”.
5/5te erano quindi il sunto creativo musico-vibrazionale del sapere Pitagorico.
Ora, senza poter scendere nel dettaglio, vorrei aggiungere che, sempre in ambito musicale, 5/5te possono essere riassunte in TRE OTTAVE.
Visto che la qual cosa, numericamente, è così descritta: “888”, mi resi conto che, a livello marmoreo, il Labirinto non faceva altro che confermare il sapere pitagorico: in pratica, a Collemaggio, Celestino aveva parlato di DIO e della Creazione, ma in un modo immensamente più avanzato di quanto volessero i suoi tempi, in modo direi impossibile.
Ma allora, mi domandavo, perché la Precessione veniva proiettata sul Labirinto attraverso un settimo cerchio e soprattutto, come il fenomeno assiale terrestre poteva centrare con il suono di quelle TRE OTTAVE?
In questo caso ad aiutarmi fu una goccia d’acqua.
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Una goccia d'acqua, sottoposta ad una “nota” particolare che, come la Cimatica studia e descrive, si disponeva esattamente come 12 delle Braccia del Rosone da me Codificato.
Ad un attento esame mi resi conto che le parti in cui si suddivideva quel rosone acqueo erano numericamente le stesse della mia Codifica, in altre parole all’interno di quella goccia si poteva ricavare numericamente la Precessione degli Equinozi e per un solo ed unico motivo.
La Precessione degli Equinozi è dovuta non all’attrazione Luni-Solare, bensì all’influenza di un SUONO, o più suoni (8 per la precisione), che, sfruttando l’immenso patrimonio acqueo terrestre, rendono il nostro asse estremamente sensibile e, come l’ago di una bussola, lo costringono a 12 appuntamenti zodiacali, pari a 2160 anni l’uno circa.
Considerando l’importanza data a tali appuntamenti nell’antichità, da tutte le civiltà ed i popoli sparsi per la Terra, c’era quindi da chiedersi da quanto tempo essi fossero a conoscenza di tutto ciò. Me lo chiesi e mi resi subito conto che la risposta era: da sempre.
Il Labirinto
Forse è ora di accendere le luci e di sgranchirsi un po’ le gambe prima di un secondo tempo piuttosto agitato anche se di tempi, nel mio caso, ce ne vorrebbero ben più di due.
Comunque, se sembra che mi stia sempre più allontanando dai Crop direi che la parte più laboriosa sia passata, anche se l’entrata in scena del Labirinto diede inizio al mio viaggio mentale nel tempo, fra le civiltà del passato, corredato da prove sempre più certe e concrete in merito all’esattezza dei miei studi.
Decisi, infatti, sulla scia del Solstizio aquilano di “MISURARE” il Labirinto e lo feci.
Utilizzai quindi un “Metro”, ripeto, un metro e mi resi conto che i “Diametri” di quei TRE OTTO erano tutti senza dubbio o incertezza, di “2 metri e 88” centimetri, quindi il totale di quei SEI diametri era di “17 metri e 28 centimetri“.
A livello numerico e simbolico, il Labirinto indicava i 2\3 della Precessione pari a 17280 anni, inoltre, i Diametri rappresentavano, in modo inequivocabile, alcuni passaggi decisivi degli ”eventi” Celestiniani.
Il tempo era diventato spazio, in quel luogo medievale, centinaia di anni prima che Einstein lo spiegasse all’umanità: perché? Il riferimento millenario
Continuavo a non capire, anche se una certezza l’avevo e riguardava il Suono ed il suo modo di dividersi e rapportarsi quando si parla di Ottave.
All‘interno di un'Ottava fra toni e semitoni vi sono 12 note o suoni, destinati ad aumentare di frequenza mano a mano che le ottave salgono verso gli Acuti, mi resi conto che il numero di vibrazioni al secondo di un RE, sulla tastiera di un pianoforte, alla prima OTTAVA, fra gli Acuti appunto, era di “288” e cominciai a cercare tale riferimento ovunque potessi e senza accorgermene mi ritrovai in un periodo della storia dell’Umanità per me sconosciuto.
Trovai, infatti, su Internet, tale riferimento all’interno della Lista Sumera dei Re, un reperto mesopotamico dove veniva descritta la lista ufficiale di OTTO Re, diciamo babilonesi, vissuti prima del DILUVIO.
Ebbene tra i periodi regnanti, insolitamente lunghi per i nostri canoni di sopravvivenza, appariva per ben TRE volte il 28800 ed il tutto veniva riassunto attraverso una chiosa incredibile, che qui riporto: ”OTTO Re, regnarono in 5 città, per 2412000 anni, poi il Diluvio travolse tutto”.
Ebbene, oltre al mio riferimento numerico, all’interno del “racconto” antidiluviano vi era lo schema numerico del Rosone di Collemaggio.
Esso, infatti, risultava costituito da una rosetta centrale, con OTTO petali, da cui dipartivano, prima 12 e poi 24 braccia, il tutto suddiviso in 5 parti, era incredibile, ma vero.
CelestinoV non aveva fatto altro che ripetere un messaggio presente ormai da millenni sulla Terra condensandolo poi, a livello simbolico, in TRE OTTO (888), facendo capire che persino l’asse di un pianeta condivideva tale informazione sonica.
In seguito, mi resi conto di quanto l’uomo fosse biologicamente Precessionale e come i siti sacri più importanti del mondo fossero stati disposti a livello Longitudinale, millenni prima della sua scoperta, secondo riferimenti numerici assiali, non solo, le dimensioni delle strutture megalitiche, tuttora testimoni di una conoscenza “impossibile”, erano spesso impostate in modo tale da rispettare valori come il mio 288 (vedi Baalbeck).
In questo panorama apparve come un assoluta certezza il soffitto di Semnut prodotto dal sapere egizio nel 1450 AC.
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Qui “12” ruote, suddivise in 4 e 8, erano (1\3-2\3 come il Rosone e la Lista) frazionate da “24” raggi ciascuna, per un totale di “288” raggi, mentre il senso di tutto ciò era custodito dalle figure poste al di sotto delle Ruote, tutte in paziente attesa di essere “disposte”, secondo quella sequenza direi ormai millenaria.
Credo sia il caso di aggiungere che quelle figure erano, secondo la tradizione egizia, pianeti e stelle disposte secondo uno schema, numerico, da me ormai conosciuto.
A ciò seguiva lo Zodiaco di Dendera
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dove il panorama celeste egiziano era “sostenuto”, da “12” ESSERI, posti in OTTO direzioni, i quali, chiaramente, con “24” braccia sostenevano “72” corpi celesti allora conosciuti.
Era chiaro che la sequenza “8-12-24” era la base di un sapere sonico interpretato ed utilizzato, ma soprattutto rispettato, da esseri viventi, come da pianeti o stelle, come Dendera affermava, le TRE OTTAVE (888) aquilane erano quindi una legge universale, questo almeno, nell’antichità, veniva in qualche modo detto. Dai Maya al Risorgimento
Chiaramente gli esempi e le pertinenze delle Tre Ottave proseguirono ad apparire nei miei studi partendo proprio dalle americhe, dove i Maya, padroni del tempo, possedevano un computo miliardario di giorni pari a: 2.304.000.000, completamente incomprensibile, se non si fosse considerato che esso era basato su un RE di una Quarta Ottava fra gli acuti, questo per dire che le civiltà del passato dividevano il tempo e lo spazio, attraverso un sapere sonico, come già detto, di dubbia provenienza.
Tralasciando la Puerta del Sol o la piramide di Kukulcan, come la Pedra del Sol e mille altri esempi, mi resi conto poi, che la stessa sequenza numerica delle TRE OTTAVE era stata utilizzata non solo dall’uomo a livello geometrico, costruttivo, algebrico, sonico, alfabetico, numerico, ecc. ecc., ma soprattutto dal Creatore, a livello genetico, chimico, fisico, simmetrico, ecc. ecc.,
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insomma, qualcuno, in tempi sospetti aveva "codificato" l’atto creativo divino, in una scienza sonica, rispettata in modo sacro, in tutti gli aspetti della vita antica.
In altre parole, l’uomo aveva vissuto un'età d’oro, come spesso si favoleggia, quando il suo sapere coincise con quello imprestatogli dagli DEI, quando in tutta la Terra il sapere dell’OTTAVA era l’unica conoscenza–religione esistente.
Adesso pensate al sapere sciamanico dei popoli terrestri codificato da Ruote sempre di OTTO Direzioni
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ed ai battisteri di forma Ottagonale, come spesso lo sono, i labirinti o le cupole presenti in moltissimi luoghi sacri e comincerete a capire perché la presenza dell’OTTO è così massiccia.
Semplicemente, Dio, nell’antichità, non era un signore barbuto dal cipiglio serio, ma piuttosto un essere androgino fatto di puro suono, per il quale, mai la creazione si è fermata per un solo istante, mai il suo suono si è interrotto per qualsiasi motivo, mai l’Ottava ha smesso di creare in modo frattale e con il quale, tutto e tutti, erano allineati in un'eterna musica celeste fatta di orbite e vite.
Tutto ciò, in qualche modo, anche se non ufficiale, fu risaputo fino al rinascimento, dove Leonardo da Vinci, o il Brunelleschi, o il Pacioli e tanti altri geni, dimostrarono di conoscere i riferimenti finora trattati, essendo alla base delle loro conoscenze o tecniche.
Quindi... più nulla .
I Crop
Ho detto e spiegato pochissimo, ho scritto e sintetizzato moltissimo per arrivare ai vostri Crop, ai miei Crop e quindi voglio sfruttare alcune foto di cerchi per permettervi di intuire ciò che per me da tempo è certezza.
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Osservate la foto sopra, essa è formata da TRE RONDINI se vogliamo, ma, per cortesia, terminate le loro code e vedrete nuovamente apparire i TRE OTTO del Labirinto di Celestino, quindi, utilizzate i cerchi che gli apici delle loro code, portano a spasso per la campagna inglese ed in modo semplice otterrete: 6x4x2x6 = 288, se doveste continuare nell’operazione, avreste il diametro di un'OTTAVA di Collemaggio, pari a 5metri e 76 centimetri .
Ora la foto 165: fu denominata croce templare, non si sapeva cosa dire, ma intorno a quella planimetria, vagamente templare, ci sono quattro sezioni pari a 72 cerchi per un totale di 288 cerchi.
Quindi la foto 175, dove da una stella centrale di 24 lati dipartono 12 solidi di sei lati ciascuno.
Vi ricorda qualcosa?
Bene, per aiutarvi utilizzo numericamente l’informazione geometrica e ottengo:
12x24 = 288x6 =1728, vi ricorda la somma dei diametri di Celestino?
Benissimo che ci fanno in un Crop del 2006?
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Ora la foto 195: vedete?
TRE OTTAVE abbandonano il torpore marmoreo di Collemaggio e si uniscono a creare quello che sulla Terra è definito Solstizio, creando un settimo cerchio, cuore e base del Fiore della Vita.
Come potete notare il Crop di Celestino è tornato sulla terra dopo settecento anni.
Perche?
A voi le miriadi di domande, io me le sono già poste e qualche risposta finalmente è arrivata.
Ora che le luci sono state accese e le gambe sgranchite, cosa ne pensate del mio INIZIO?
Il Finto Mistero: parte prima
Ed ora partirà un'improba rincorsa storica a ciò che, fin da adesso, vorrei dire e vorrei sottolineare, e cioè che il fenomeno dei Cerchi nel Grano non è un evento separato dalla storia umana, sarebbe sicuramente meglio dire che, esso, è, la storia umana, o almeno lo è stata fino ad un momento storicamente ben preciso, per poi ricomparire oggi, dopo pochi secoli dalla sua scomparsa, sotto forma di SEGNI nel grano.
Il ”messaggio” dei Cerchi, su questo pianeta, è stato il volano conoscitivo e spirituale di tutti i popoli del mondo, quindi, per me, sarebbe molto più semplice e sbrigativo, parlare di libero arbitrio umano, di concezione cosmica del “Divino”, di Campo, come di Interfaccia Geometrica della nostra realtà “causale”, di DNA universale, o di “cugini” non proprio nostrani, ma mi rendo conto che la cosa sarebbe eccessivamente prematura e, quindi, invocando la vostra paziente attenzione, dovrò far partire la mia corsa di avvicinamento al “presunto” Mistero dei Crop, dall’inizio, cogliendo anche l’occasione per togliermi qualche sassolino conoscitivo, dalla scarpa.
Ciò premesso, il Piatto del Pinches sarà il giusto viatico per entrare, in punta di piedi, nel mondo “SONICO” degli DEI: il mondo sonico dei Crop.
Il Piatto del Pinches
I primi decenni del secolo scorso e le presunte nazioni madri del futuro colonialismo europeo, impongono la loro “influenza“, non solo politica, sulla scacchiera mondiale, anche attraverso eclatanti e faraoniche, per quei tempi, spedizioni archeologiche, che vedono coinvolta, per la prima volta, anche la famosa terra della Mezzaluna.
In quello che si potrebbe ora identificare con il martoriato Iraq, Francia, Germania, America e soprattutto Inghilterra, gareggiano nel riportare alla “luce“ del sole: reperti, insediamenti e, con stupore, intere città, la cui esistenza, da sempre, le Sacre Scritture bibliche avevano confermato.
La fortunata spedizione inglese, condotta dall’allora espertissimo capitano Pinches, archeologo di fama, trasforma un'innocua collinetta mesopotamica, in un grande ritrovamento storico: per la prima volta tracce della millenaria civiltà del Tigri e dell’Eufrate vengono a galla e, fra le centinaia di manufatti, spesso incomprensibili, viene ritrovato un piatto stranamente raffigurato e suddiviso.
Il reperto farà parte del resoconto campionario del Pinches alla Royal Society of Archaeology di Londra, suoi finanziatori, ma viene quasi immediatamente repertato per il British Museum, senza grandi clamori: in fondo tutti i numeri ed i presunti nomi su di esso impressi, allora potevano rivestire solo pura curiosità, la “lingua cuneiforme“ non era stata ancora tradotta dal signor “Smith”, semplice usciere del British.
Le cose cambiarono radicalmente quando gli inglesi, padroni della lingua, poterono tradurre e studiare il Piatto, sicuramente con altri “occhi”.
Il reperto si presentava, molto volgarmente, suddiviso in “12” parti, le quali, a loro volta, erano frazionate in TRE zone, 36 parti, quindi, portavano incisi riferimenti numerici e ”nomi“ appartenenti a Costellazioni e pianeti dei cieli e, qui era la parte straordinaria, non solo mesopotamici.
Considerando che, quando fu possibile, il reperto fu esaminato col metodo al Carbonio e datato intorno ai 4500 anni prima di Cristo, era intuibile come la cosa, nonostante fossero passati decenni dalla sua scoperta, continuasse a destare scalpore.
Comunque, a distanza di anni dalla sua scoperta, il Piatto “sembrava” dire che i popoli mesopotamici, in modo inatteso, avessero suddiviso i Cieli in TRE parti, intestandole ai loro dei principali,
quindi, non si sa come, attraverso 36 zone celesti caratterizzate da quei numeri, che in seguito si rivelarono essere Gradi Celesti, 360 per la precisione, identificarono corpi celesti con le relative Costellazioni, il tutto qualche migliaio di anni prima che l’archeologia ufficiale decidesse che l’uomo avesse in qualche modo delle conoscenze astronomiche.
Decretata la cosa come “impossibile“, il Piatto venne riposto nel dimenticatoio dei reperti mesopotamici presenti al British: dei popoli, viventi intorno al 30° parallelo, non potevano assolutamente conoscere stelle e costellazioni presenti in altri emisferi terrestri e ad altre latitudini.
Peccato, con un po’ più di fiducia e, naturalmente, con molta meno presunzione, si sarebbero resi conto che avevano per le mani la suddivisone bidimensionale di una visione tridimensionale dei Cieli Terrestri.
La cosa mi colpì non poco, vista la strana suddivisione geometrica del reperto in questione; strana perché qualcosa di estremamente simile si affacciava alla mia vista, come a quella di altri settantamila miei concittadini, da oltre Settecento anni, nella mia città .
Il Rosone di Celestino
L’Aquila, per chi “giustamente” non lo sapesse è il capoluogo della regione Abruzzo: Italia. Primi anni del 2000 ed un “perfetto nessuno”, immobile di fronte al Rosone centrale della facciata della più bella basilica della nostra regione, quella di Collemaggio, osserva, con rapita attenzione, un mandala in pietra che da li a poco cambierà la sua vita . Osserva e, nonostante i suoi problemi “materiali”, allora come adesso piuttosto pressanti, “sente”, memore anche della vicenda del Pinches, che in quel “Cerchio” c’è di più di un semplice fattore estetico di preziosa e medioevale fattura, quindi, del tutto intuitivamente, prende una matita, dalla stentata punta dalla sua tasca e, sulla Brochure dell’imminente Perdonanza, (la ricorrenza religiosa più importante della sua città) annota le componenti architettoniche che rendono quell’opera terribilmente interessante, ai suoi occhi. Senza saperlo stavo per essere catapultato nel mondo Sonico. Mi interessava molto notare come, anche il Rosone di Collemaggio, fosse in qualche modo costituito da 36 spazi, in questo caso diventate Braccia, le quali, in modo molto simile al “Piatto“, erano suddivise prima in 12 e poi 24 parti.
Nel caso aquilano però, sembrava che le uniche informazioni disponibili fossero numeriche, ad un attento esame, infatti, ”l’opera” risultava così costituita: un cuore centrale era costituito da 8 petali disposti intorno ad un piccolo cerchio centrale, a cui seguivano 12 braccia disposte a raggiera, tutte terminanti con delle strane conformazioni “vuote”, da me definite ”mezzibusti“, per la loro rassomiglianza ai conduttori televisivi.
Era chiaro che, per ogni Braccio, ci fosse la perfetta corrispondenza di 2 Mezzibusti, quindi, a 12 braccia corrispondevano 24 mezzibusti.
Il Rosone continuava, quindi, con 24 Braccia
con il giusto rapporto di “Vuoti”, pari a 48 Mezzibusti.
Volendo riassumere il tutto: ero di fronte ad un totale di 36 Braccia, come il ritrovamento di Pinches, ma vi era una variante, la somma dei ”72” Mezzibusti, che in qualche modo denunciavano una stretta corrispondenza alle Braccia di appartenenza.
Mi resi conto come, sia le Braccia, che i Vuoti, erano stati disposti per ottenere 1\3 e i 2\3 della somma finale, ma, soprattutto, i riferimenti numerici finali raggiunti permettevano una normalissima ed inaspettata operazione matematica, che, chiaramente eseguii, quindi:
36 Braccia x 72 mezzibusti erano pari a: 2592 …che cosa?
Grazie alle mie letture piuttosto caotiche, ma fortunate, capii immediatamente che il Rosone aquilano, in modo ” simbolico”, aveva “condensato”, a livello numerico, il più importante movimento assiale terrestre: la Precessione degli Equinozi
Sapevo che, seppur non ufficialmente, la conoscenza della Precessione fosse cosa accertata per il genere umano da tempi insospettabili, ma vederla immortalata, a livello architettonico, in pieno oscurantismo medioevale, faceva sicuramente un certo effetto. Vero era che solo l’Asse Terrestre, era in grado di coprire la sua millenaria corsa celeste, pari a 25920 anni, attraverso un movimento assiale pari a “1 Grado”, ogni “72 “anni circa, dei 360° che compongono la sua Ellisse.
La mia piccola scoperta certamente mi riempì di una certa euforia, ma l’entusiasmo iniziale venne subito dopo ricoperto da una lunga serie di perché.
Il primo fra essi fu: perché il “vero“ costruttore della basilica di Collemaggio volle che un simile messaggio fosse custodito fra le braccia di un suo Rosone, ma, soprattutto, perché l’unico Papa, famoso per il suo “Gran Rifiuto”, CelestinoV, aveva deciso di celare proprio “quel“ messaggio sulla facciata della sua splendida basilica?
Celestino aveva preso il posto del Pinches, ma, anche in questo caso, un ”Cerchio“ sembrava custodire un mistero dalle caratteristiche piuttosto “impossibili”. Pensai, quindi, che forse la miglior cosa da fare era quella di raccogliere il maggior numero di informazioni riguardanti proprio ciò che, allora, ancora definivo Precessione degli Equinozi, per poter capire cosa, settecento anni fa, un “semplice” ex eremita volesse “suggerire”.
Era il mio primo istintivo passo verso il mistero dei Crop.
Il Finto Mistero. Parte seconda
Dovevo comunque rivolgermi alla Scienza ufficiale per ottenere nuove informazioni sulla Precessione e, pur facendolo con molta attenzione, riuscii a malapena a mettere insieme una sintetica e fredda spiegazione secondo la quale, il fenomeno assiale terrestre era dettato dalla congiunta attrazione Luni-solare a cui probabilmente andava aggiunta una qualche compensazione, sempre assiale, dovuta all’anomala distribuzione delle terre emerse rispetto all’enorme presenza acquea.
Ma la cosa non poteva convincermi, infatti, mi domandavo perché un tale fenomeno fosse stato così importante per le civiltà del passato,
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perchè, spessissimo, la simbologia spirituale di molte civiltà fu influenzata dai riferimenti Zodiacali di tipo Precessionale, perché soprattutto, come presto appresi, tutto il sistema numerico precessionale era presente nei Miti come nelle Religioni di tutti i popoli terrestri e questo da tempo immemorabile?
Infatti grazie ad un accurato studio universitario del Prof. Santillana, condensato in un riferimento bibliografico dal titolo: “Il Mulino d’Amleto“, ero venuto a sapere che, addirittura, si potevano sintetizzare in un numero, chiamato Cosmico dal professore americano, moltissimi dei riferimenti numerici da lui trovati nei suoi studi precessionali.
Egli si era reso conto di come il “72”, i suoi multipli e le sue frazioni, fossero presenti in una lunghissima serie di esempi la cui sintesi poteva essere questa:
72 furono i cospiratori che tramarono contro Osiride
72 sono i nomi di Dio
72 sono i templi d’Angkor in Cambogia
72 sono gli apostoli di Gesù al momento della sua morte
72 sono gli angeli della tradizione ebraica
72 erano le monete da pagare per l’affiliazione alla segreta Triade cinese
72 è il numero dominante della cattedrale di Chartres
72 furono le regole da seguire per i Cavalieri Templari, per non parlare del computo temporale dei Maya dove appaiono cicli di 7200 giorni (watum), 360 giorni (tun), 72000 giorni (baktun).
Inoltre le Ere precessionali pari a 2160, 4320, 6480, 8640 ecc. anni (72x30,72x60,72x90,72x120) erano presenti in miti nordici come “il Crepuscolo degli Dei”, dove i guerrieri combattenti il simbolo del male: il Lupo, erano 432000, o nei Rig Veda indiani costituito da 432000 sillabe, o l’Apocalisse di Giovanni in cui il numero 144000 mila (72000x2) appare tre volte ed una volta il 144.
I riferimenti precessionali non apparivano solo come interi o multipli numerici di 72, ma anche come frazioni dello stesso pari a:
18=1/4 di grado precessionale
36=1/2 di grado precessionale
54=3/4 di grado precessionale
Tutto ciò, comunque, non costituiva una risposta ai miei perché, tanto più che il Santillana vedeva, nell’implicazione umana del sistema numerico precessionale, “solo” un modo, utilizzato dai nostri forbiti avi millenari, per “ricordare” come, nella storia terrestre e quindi in quella umana, spesso eventi catastrofici avessero condizionato gli Eventi.
Insomma, per il Santillana la “metrica” precessionale era solo un calendario appuntato sulle cicliche distruzioni planetarie, continuamente ricordate attraverso riferimenti numerici riconducibili al 72 cosmico.
Era già qualcosa, ma continuavo a non essere d’accordo su quel che leggevo e, soprattutto, ciò che sentivo dentro di me non mi permetteva di esserlo.
Ben presto, infatti, mi resi conto di come altri aspetti potessero e dovessero essere presi in considerazione nella mia “cerca”. Intanto l’archeologia ufficiale continuava a rimanere allibita nello scoprire come molti siti sacri, spesso “misteriosi”, di tutto il mondo, fossero disposti a livello “longitudinale” e, ormai da millenni, in modo precessionale. Frazioni o multipli del “72”, infatti, decidevano la loro collocazione costruttiva, prima che, ufficialmente, la Longitudine fosse scoperta dall’uomo.
Questi erano solo alcuni esempi:
Giza dista dal favoloso complesso di templi di Angkor in Cambogia 72° di Longitudine;
Pohnpei si trova a 54° di Longitudine Est rispetto a Angkor;
l’isola di Pasqua è la terra emersa più vicina ai 144° di Longitudine Est rispetto sempre al complesso cambogiano;
la baia di Paracas, in Perù, dominata da un massiccio graffito noto come il “Candelabro delle Ande”, si trova a 180° sempre da Angkor e tutti questi siti, localmente, vengono intesi come “Omphalos”, parola greca usata per identificare il luogo come “l’ombelico del mondo”, ombelico che spesso si sposa ai soliti miti universali del Diluvio.
Inoltre, era doveroso aggiungere il sito sacro di Arunachela in India, il quale si trova a 24° a ovest di Angkor e 48° a est di Giza, rispettivamente 1/3 e 2/3 di 72°.
La cosa continuava, allo stesso tempo, ad entusiasmarmi, visto che nel caso dell’applicazione Longitudinale della metrica precessionale, venivano rispettati anche i rapporti frazionari presenti nel Rosone aquilano ed a deprimermi, constatando come, invece di risposte, non facessi altro che collezionare sempre più interrogativi.
Fortunatamente, non mi mancò la caparbietà di insistere nelle mie ricerche fatto che mi permise, in modo inaspettato, di appurare come, a livello Fisiologico, l’uomo fosse molto, molto precessionale.
E’ fatto, purtroppo, poco risaputo, come l’uomo impieghi nell’arco delle 24 ore, circa 26000 atti respiratori, supportati da circa 7200 litri di sangue giornalieri spinti dal nostro cuore, a cui si possono aggiungere i 72 giorni utilizzati per rinnovare completamente il tessuto epiteliale intestinale, o le 26 ossa che costituiscono la struttura dei nostri piedi, come quella della nostra spina dorsale (24 ossa più 2 spurie, sacrale e coccige) e la lista potrebbe andare avanti con l’ampiezza massima di un gesto atletico pari a 72°, costituito dal lancio del giavellotto, o la media del peso neonatale che si posiziona sui 2kg e 600grammi. Insomma, molto, se non tutto, faceva presagire come il fenomeno assiale fosse intimamente e numericamente unito, a questo punto, anche geneticamente, alla vita umana, probabilmente e giustamente, il nostro DNA era in qualche modo influenzato dalla “vita” precessionale del nostro pianeta.
Eravamo e siamo a tutti gli effetti, figli della nostra Terra.
Mi trovavo di fronte a qualcosa che cominciava ad abbandonare i semplicistici confini dettati dalla ”scienza ufficiale” e, mentre continuavo a brancolare nel buio, ricordai come, probabilmente, la basilica di Celestino potesse essere nuovamente di aiuto per avere delle “risposte”.
Il 21 Giugno, infatti, al Solstizio d’Estate, il rosone centrale di Collemaggio proiettava il suo riflesso solare al “centro “ di un “luogo” ben preciso che, ormai da tempo, era soprannominato “Labirinto”, decisi quindi che forse là avrei trovato ciò che cercavo.
Il Labirinto Sonico
Fra la navata centrale ed il transetto di quell’edificio sacro, erano ormai più di Settecento anni che si consumava un fenomeno solare definito appunto “Solstizio”, foto nel formato pdf
chiaramente arricchito dall’informazione precessionale del Rosone Centrale, filtro numerico di un fenomeno ancora tutto da decifrare, soprattutto per me.
La zona in cui il Rosone rifletteva i raggi solari, era ed è, definita in gergo locale Labirinto, anche se non ha molto in comune con i classici Labirinti Circolari od Ottagonali che a volte arricchiscono chiese e basiliche di tutta Europa e non solo.
Era comunque un luogo che, da sempre, esercitava su di me uno strano fascino, un fascino che, a dispetto della codifica del Rosone centrale, non riusciva ad andare oltre la semplice voglia di capire e sapere.
Vero era che un luogo simbolicamente costituito da “6” Cerchi, a loro volta frazionati in 5 cerchi bicolori, ospitava, una volta l’anno, un riflesso solare che, perfettamente circolare, si inseriva al centro dei 6 cerchi marmorei, creandone un Settimo.
Quel simbolismo circolare non mi diceva altro in quel momento, eppure avevo tanto sperato nel Labirinto, forse sarebbe stato più logico domandarsi perché Celestino V, che sicuramente continuava a sapere moltissimo più di me sulla Precessione degli Equinozi, avesse ideato un “sistema” solare in grado di sintetizzare l’informazione Precessionale in una “semplice “circonferenza.
Continuavo a collezionare solo un'inutile serie di perché senza avere una benché minima risposta, ma soprattutto, senza un minimo filo logico seguivo in modo quasi irrazionale ogni tipo di intuizione.
Mi domandai anche se, forse, non fosse il caso di sapere di più o se avessi tralasciato qualcosa sulla storia di quel ”povero“ eremita, diventato papa per soli tre mesi, ma grazie ad una terzina di Dante, passato alla storia soprattutto per un presunto suo atto di viltà. Ricominciai nuovamente a documentarmi, con una malcelata impazienza questa volta, sulla vita di Pietro da Morrone, il vero nome di Celestino V, per scovare nelle pieghe della sua vita, un minimo riferimento atto a capire perché a fronte di un personaggio spesso descritto come umile, corrispondesse un'opera come Collemaggio, dalle caratteristiche così criptiche, da lui fortemente voluta per la sua nomina papale.
Venni quindi a sapere che il futuro Papa, molti anni prima che Collemaggio fosse terminata, volle inaugurarla alla presenza di OTTO vescovi, la cosa di per sé era abbastanza strana, oltre al fatto che il tutto avvenne nell’Anno Domini 1288.
Ma le stranezze di Collemaggio non finirono con la sua inaugurazione, infatti, subito dopo essere diventato papa, Celestino V nominò immediatamente OTTO nuovi Vescovi ed istituì una ricorrenza religiosa tutt’ora rispettata nella mia città, dal nome Perdonanza.
La data scelta da Celestino V per la sua ricorrenza religiosa fu il 28\8 e la cosa mi sembrò alquanto curiosa, vista la strana similitudine numerica con la data di inaugurazione di Collemaggio.
Inoltre, quella data rappresentava un multiplo del 72 di Cosmica memoria, ma, in quel momento, la cosa mi sembrò una semplice coincidenza anche se piuttosto strana.
Non trovando altri particolari nella sua vita che mi potessero in qualche modo aiutare nella mia ricerca, oltre a notare le sue insolite ed altolocate conoscenze regali, dovetti ritornare sulle mie odiate panche che, ormai da secoli, coprivano quel Labirinto medioevale che continuava a nascondere quella che, da lì a poco, sarebbe diventata una Chiave Sonica capace di reinterpretare molta della storia umana e non solo. E pensare che, in quelle che ritenevo curiose coincidenze numeriche, si celava la vera interpretazione della Precessione degli Equinozi, ma soprattutto alcuni esempi molto, molto particolari di cerchi nel Grano.
Lo Studio stava diventando scopo di vita e proprio il Labirinto sarebbe stato l’inizio di un cambiamento che da allora non ho più potuto fermare.
Michele Proclamato
www.micheleproclamato.it/
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autore: Michele proclamato
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