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[…] dobbiamo chiederci: “Cosa spinge l’essere umano ad utilizzare sempre e
dovunque gli stessi simbolismi, che poi daranno origine a disegni solo in apparenza
differenti tra loro?”
Esiste una interessante interpretazione, la cui prima stesura risale proprio a Jung.
A monte del simbolismo ci sarebbe qualcosa che lo costruisce, sulla base di alcune
istruzioni precise, sulla base, diciamo noi, di alcuni mattoni fondamentali: questi sarebbero
eguali per tutti e con essi sarebbe costruito l’intero Universo, compreso l’intimo del nostro
cervello. Questi mattoni fondamentali, od istruzioni di base, vengono identificati dai lavori
di Mario Pincherle come Archetipi Fondamentali.
Se l'Universo è costruito con questi mattoni, bisogna ammettere che anche tutte le sue
espressioni sono costruite con gli stessi mattoni. Così anche la comunicazione tra due
esseri, vista quale interazione tra due luoghi di punti dell’Universo, sarebbe obbligata ad
utilizzare tali istruzioni di base. Dunque una balena od un gatto, per stabilire una
comunicazione, dovrebbero costruire fonemi a partire da immagini derivate da simbolismi,
originati, a loro volta, dai soliti archetipi fondamentali, comuni a tutti gli esseri comunicanti.
Secondo alcuni autori italiani, tra i quali Pincherle, Nigi ed il sottoscritto, gli archetipi
fondamentali sarebbero 22, né uno di più né uno di meno.
Ventidue istruzioni fondamentali con cui il Creatore, chiunque sia stato, ha edificato
l’Universo intero. Così il dio Thot inventò 22 carte dei tarocchi ed altrettante sono le lettere
dell’alfabeto ebraico, la lingua con cui il Dio degli Ebrei creò l’uomo; così, come e stato
recentemente scoperto, esistono 22 amminoacidi fondamentali (e non 21), sequenziati dal
DNA umano, così l’oracolo cinese I Ching è costituito di 21x3+1 carte. Bisogna, infatti
tener presente che la tradizione esoterica europea fa ammontare questi mattoni a 21+1 ed
il ventiduesimo archetipo conterrebbe tutte le informazioni degli altri ventuno, in una sorta
di “punto omega” tipico anche delle teorie più moderne sulla costituzione dello spazio
tempo. A questo proposito facciamo, in questa sede, notare che la nostra ipotesi di spazio
tempo, detta del Super Spin, prevede che, in ognuno dei sette piani dimensionali costitutivi
del nostro semiuniverso, esistano tre assi, lungo i quali si può orientare un vettore, per un
totale di ventuno situazioni differenti, le quali confluiscono in punto finale, il ventiduesimo,
che possiede tutte le caratteristiche geometriche dei ventuno assi messi insieme.
Adesso è giunto il momento di rivisitare il crop di Chilbolton e di scoprire che noi,
disegnando il messaggio di Arecibo, altro non abbiamo fatto che costruire un albero della
vita, nello stesso modo in cui lo avrebbero disegnato gli alchimisti di due secoli fa.
Così, seguendo gli stessi canoni, anche chi ha risposto ha realizzato il proprio messaggio.
Al centro c’è la sequenza di numeri binari che rappresentano il numero totale dei
nucleotidi, cioè quanto è lungo il nostro DNA, ma simboleggiano pure il tronco dell’albero
che lo rappresenta. Ai lati le due eliche, ovvero i serpenti, la kundalini. In basso i pianeti,
proprio dove devono stare, ed infine, in fondo, l’energia della fonte di trasmissione, il fuoco
degli alchimisti, le fiammelle degli Hopi. Il pianeta da cui proveniamo è la raffigurazione del
femminile, mentre l’uomo rappresenta il maschile.
Si direbbe che non c’era bisogno degli scienziati del SETI per disegnare quel messaggio,
perché sarebbe bastato un uomo dell’età della pietra, il quale forse, avendo minor
substrato culturale, avrebbe usato simbolismi più semplici, basati ovviamente sugli stessi
archetipi, in modo da rendere il messaggio decisamente più comprensibile da parte di tutti.
Si noti che il Pianeta, il femminile, è sinistra, e non a destra, di chi guarda, ma è stato
accertato che il messaggio di Arecibo, per un errore, è stato pubblicato al contrario. Basta
osservare i numeri binari (dall’uno al dieci) posti in alto, che sono scritti al contrario, cioè
da destra a sinistra (incredibile, non è vero?).
Qual è, dunque il vero contenuto del messaggio di Chilbolton? Ora possiamo trarre le
conclusioni del nostro lungo discorso. Secondo le nostre osservazioni chiunque abbia
realizzato l’Arecibo Reply ha voluto puntare il dito sul simbolismo del nostro DNA,
sottolineando che lì sotto c’è qualcosa di importante, ma ci ha anche voluto segnalare che
il linguaggio con cui devono essere interpretati tutti gli altri crop veri è di tipo archetipico e
non iconografico. Allora, partendo da questo presupposto, come interpretare ciò che i
Crop-circle vogliono dirci? Non è difficile, se si tien conto del fatto che l’unico in grado di
interpretare gli archetipi è il nostro inconscio. Bisogna, pertanto, che, a livello inconscio,
arrivi la sensazione del “cosa vuol dire, cosa mi suscita dentro” e lasciare che sia
l’inconscio di ognuno a trasformare l’archetipo in simbolismo, in colore, in immagine ed in
fonema. Il linguaggio sarà, così, comprensibile per tutti e non dovrà più passare al vaglio
di una scienza mediatrice o di una religione altrettanto mediatrice di un falso messaggio
divino.
La probabilità che la nostra analisi risulti esatta è piuttosto alta ed, a conferma di ciò,
esistono due osservazioni importanti da fare.
La prima è la constatazione che i crop veri stanno drasticamente diminuendo di numero.
Questo vorrebbe dire che, di fronte al fatto che noi abbiamo finalmente capito il
meccanismo di lettura dei Crop-circle ed il loro vero significato simbolico, questi non hanno
più ragione di continuare a comparire. La seconda osservazione è che il numero dei Cropcircle
falsi, cioè non realizzati dai cropcirclemaker originali, aumenta. Questo vorrebbe dire
che qualcuno si sta accorgendo che la nostra interpretazione potrebbe essere esatta e
tenta disperatamente di confonderci le idee, ma produce questa confusione in modo
alquanto maldestro, infatti, secondo la nostra analisi, tutti i Crop-circle che rappresentano
una immagine NON dovrebbero essere originali.
Così il crop di Crabwood (UK, anno 2002), in cui appare un alieno che mostra una specie
di Compact Disk dove fa bella mostra di sé un messaggio buonista scritto nel linguaggio
informatico ASCII, sarebbe falso, così com’è falso il Crop-circle, fatto realizzare da una
compagnia telefonica, che raffigura una donna con le trecce.
I cropcirclemaker si esprimono con gli archetipi e non utilizzano immagini, perché
l’interpretazione delle immagini è a valle del simbolo, il quale, a sua volta, è a valle
dell’archetipo. Gli errori che si commettono nel tradurre un’immagine sono molto maggiori
di quelli provocati dall’utilizzazione del vero linguaggio-macchina, composto da ventidue
archetipi fondamentali uguali per tutti.
Questo disegno presenta chiaramente una iconografia di puro stile pubblicitario; sono
anche visibili le righe orizzontali tipiche dell’interlacciamento televisivo.
Un altro aspetto interessante dell’iconografia crabwoodiana è rappresentato dalla scelta
della postura dell’alieno col disco, nonché dall’inquadratura in generale. Si tratta
chiaramente di una immagine pensata da un umano per essere credibile, per vendere un
prodotto, tant’è vero che la ritroviamo, nei nostri cartelloni pubblicitari, quasi identica nei
contenuti e nelle posture. Alleghiamo, qui di seguito, uno fra i tanti esempi che è possibile
trovare nel mondo della pubblicità.
Come si può notare, la posizione della donna, leggermente di traverso, con la mano
sinistra che mostra il disco tenendolo con la punta delle dita, la quale fuoriesce dal bordo
del disco stesso, sono decisamente simili all’immagine del crop di Crabwood. Si notano
anche le righe di interlacciamento sullo sfondo blu, provocate dall’interfaccia hardware da
noi impiegata. Dunque sarebbe possibile, attraverso l’analisi dei Crop-circle, capire se
questi abbiano o no carattere simbolico od iconografico ed classificarli, quasi
immediatamente, come veri o falsi. Inoltre, dall’analisi del linguaggio archetipico, possiamo
verificare che la maggior parte dei nostri artisti, quando ha voluto raffigurare la vita eterna,
ha inconsciamente disegnato gli archetipi dell’albero della vita. Tutto ciò accadeva in
passato ed accade tuttora, anche se difficilmente ce ne accorgiamo a livello conscio.
Concludiamo con due esempi eclatanti, tratti dalla storia della pittura. Analizziamo, per
esempio, la famosissima “Ultima cena” di Leonardo da Vinci e ci accorgeremo che l’autore
ha voluto rappresentare, ancora una volta, il concetto di immortalità, attraverso simbolismi
di cui, forse, lui stesso non era conscio.
La stanza quadrata rappresenta il Paradiso Terrestre, che, ormai lo sappiamo, deve avere
tre porte. La posizione centrale è occupata dalla figura di Gesù, che rappresenta l’albero
della vita, o meglio l’immortalità. Ci sono quattro arazzi sulle due pareti, a ricordare le
quattro basi azotate del DNA, e gli apostoli sono raggruppati in gruppi di tre, per un totale
di quattro gruppi, ad indicare che un giro completo del DNA è costituito da 12 basi azotate.
Questa è un’informazione supplementare: perché gli apostoli formano, non a caso, gruppi
di tre? Forse perché simboleggiano le triplette delle basi azotate, che, nel nostro DNA,
sequenziano gli amminoacidi? Si può notare come i colori scelti dal pittore richiamino
ancora una volta quelli utilizzati dai programmi di modellazione molecolare per indicare
azoto (blu-celeste), ossigeno (rosso), fosforo (arancio), idrogeno (bianco) e carbonio
(nero). Non importa chi sia a raffigurare l’ultima cena, ma chiunque l’abbia fatto o ha
copiato quella di Leonardo oppure si è lasciato influenzare dal linguaggio archetipico. In
effetti il personaggio di Leonardo è strano, dal punto di vista ufologico, poiché egli scriveva
da destra a sinistra, come tutti gli addotti, ed il suo progetto di carro armato è identico al
prospetto dell’ufo visto e disegnato, nel 1947, da J. Adamsky, famoso contattista
americano, ed è sovrapponibile a molte altre foto di quel periodo.
Inoltre Leonardo partoriva in continuazione reali invenzioni, in seguito realizzate da lui
stesso o da altri, e ciò fa pensare che egli avesse accesso alle memorie aliene di cui
abbiamo già trattato in altra sede (http://www.sentistoria.it/lerisposte.htm). Dunque, per un
uomo di questo tipo, disegnare l’albero della vita doveva essere quasi una necessità
inconscia: un messaggio subliminale diretto inizialmente a se stesso e poi agli altri, nel
tentativo di comprendere a fondo da dove venissero tutte quelle idee che sembravano
proprio non essere farina del suo sacco.
Quest’altro famoso autore (Andrea Del Sarto), oltre a ripetere gli stessi archetipi, aggiunge
anche gli elementi femminile e maschile, collocati in alto sulla balaustra e disposti in modo
che la femmina sia a destra di chi guarda e il maschio a sinistra, come abbiamo finora
mostrato.
Così, infine, un autore contemporaneo (P. Pracownik) ridisegna antichi simbolismi egizi,
ma a questo punto lasciamo ai nostri lettori il gusto di trovarne i significati archetipici
nascosti.
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