Crop anomali
Se è abbastanza noto, anche se ancora poco chiaro, il
fenomeno “crop circles” (cerchi nel grano), su cui esistono varie
interpretazioni, meno noto e ancora meno chiaro è il fenomeno dei crop
cosiddetti “anomali”.
Per
crop anomali intendiamo tutti quei crop che non possono essere definiti
pittogrammi, e che sono privi di chiari riferimenti simbolici e perfino
geometrici. Esteticamente brutti e ben poco affascinanti, ma misteriosi -
scientificamente parlando - tanto quanto i classici “crop circles”.
Occorre però fare subito una distinzione. Alcune
anomalie – si sostiene da più parti -
altro non sono se non conseguenze di condizioni meteorologiche
particolari. Sono le cosiddette “NGF”, cioè “Non Geometric
Formation”; altre
volte dette anche "Randomly Lodged
Formations" o ancora "Randomly
Downed Formations”.
Sono dovute per lo più ad
agenti atmosferici come vento, piogge o grandine, che tendono a piegare e a
sdraiare a terra la pianta provocando il fenomeno noto come
"allettamento" (in inglese "lodging").
In altre parole il peso
della pioggia inclina lo stelo in posizione geotropa
(cioè orizzontalmente, verso il suolo); dopo di ché le folate di vento
"pettinano" queste zone, imprimendo loro una disposizione sparsa, a
"ventaglio", del tutto asimmetrica. Inoltre, a seconda anche del tipo
di coltivazione e concimazione (quindi dei fertilizzanti) del terreno, e della
concentrazione di azoto presente, può esserci
un aumento della duttilità dei nodi d'accrescimento degli steli, che
favoriscono quindi la loro flessione. In caso di allettamento, in
corrispondenza di alcuni nodi, lo stelo della pianta tenta però di raddrizzarsi
(e a volte ci riesce), secondo il fenomeno della "ginocchiatura"
e dell’”ortotropismo”.
Alcuni esempi di questi casi si sono verificati
anche in Italia:
Carimate (www.cropfiles.it/cropcircles-2005/Lissone-2Maggio2005.pdf)
Lissone (www.cropfiles.it/cropcircles-2005/Lissone-2Maggio2005.pdf)
Cormano (www.cropfiles.it/cropcircles_2004/Cormano_21giugno2004.pdf)
Triuggio (www.cropfiles.it/cropcircles-2005/Montemerlo-12-17maggio2005.html)
Castelguelfo (www.cropfiles.it/cropcircles_2004/Castelguelfo_15maggio2004.pdf)
Diverso è però il caso dei cosiddetti “cerchi delle
fate” (“fairy circles”), chiamati così perché, non
conoscendosi l’origine di tale fenomeno, la leggenda ne attribuisce l’origine
all’opera delle fate.
Si
tratta di un fenomeno antico, di cui la scienza ha inziato
ad occuparsi circa 30 anni fa. Margherita Campaniolo,
in un suo interessate articolo su questo fenomeno, ci ricorda alcune delle
principali pubblicazioni scientifiche scritte in merito:
·
Tinley KL (1974) Synopsis of outstanding problems in Etosha-Damarana-Kaokoveld region of S.W.A. unpl. paper, University of Pretoria.
·
Theron GK (1979) Die verskynsel van kaal kolle in Kaokoland, Suidwes-Afrika. Journal of the South African Biological
Society 20: 43–53
·
Viljoen PJ (1980) Veldtipes, Verspreiding van die groter Soogediere, en enkele
·
Aspekte van die
Ekologie van Kaokoland. Pretoria (unpubl. M.Sc.thesis).
·
Eicker A, Theron GK, Grobbelaar N (1982) `n
Mikrobiologiese studie van
“kaal kolle” in die Giribesvlakte van Kaokoland,
S.W.A.-Namibia. South African Journal of Botany.1: 69–74.
·
Moll E (1994) Fairy rings in Kaokoland.
In: Seynai JH & Chikuni
AC (eds) Proceedings of the 13th Plenary Meeting
AETFAT, Zomba, Malawi, pp 1203–1210.
·
Becker T, Getzin S (2000)
The fairy circles of Kaokoland (North-West Namibia) –
origin, distribution, and characteristics. Basic and Applied Ecology 1, 149–159
Leggiamo
ancora qualche rigo dal sito Spacefreedom di M.C:
Se quindi
appare controverso e non ancora possibile definire cosa sono i fairy circles, possiamo tentare d’analizzare cosa per
certo, alla luce degli studi e delle ricerche sopra citati, si conosce di
questi cerchi.
Nel Kaokoland,
la zona di distribuzione dei fairy circles si limita
alle regioni dominate da depositi sabbiosi interessati da precipitazioni annue
tra i 50 ed i 100
millimetri.
L'interpretazione delle fotografie aeree
indica che i fairy circles si estendono
principalmente nella parte occidentale del Kaokoland.
La zona di distribuzione totale corrisponde a circa 3500 km2.
Una caratteristica tipica dei fairy circles è il bordo che delimita i cerchi e che è
costituito da tussocks, erbe alte e fitte. In
generale, questi tussocks
appartengono alla stessa specie d'erba che forma la vegetazione circostante
anche se il loro aspetto appare essere più rigoglioso.
Il diametro medio dei cerchi è compreso
fra i 5 e gli 8 metri e, il loro interno, è privo di qualsiasi vegetazione.
Tinley (1974)
considerò i cerchi come la risultante di resti fossili dell’attività delle
termiti, fossili risalenti al periodo in cui le precipitazioni erano più
abbondanti rispetto ad oggi.
Un’altra spiegazione per i cerchi fu
l'interazione allelopatica fra l’euphorbia damarana e
la vegetazione erbacea contemporanea (Theron 1979).
Secondo l'ipotesi di Moll
(1994), sono le termiti gli agenti più probabili delle formazioni dei fairy circles in base al comportamento specifico dell’Hodotermes mossambicus. Anche
Becker e Getzin (2000)
giungono all’ipotesi termiti.
Oltre a queste vi sono altre spiegazioni
e diverse credenze intorno ai cerchi della Namibia:
variazioni delle onde elettromagnetiche, minerali presenti nella terra,
radiazioni, ragioni di origine meteorica, manifestazioni ufologiche,
spiriti ballanti ed, infine, la spiegazione ufficiale (e tradizionale) del
popolo Himba (l’etnia che abita la regione dei
cerchi) e che sostiene come i cerchi sono lì da sempre ad opera di una loro
divinità.
http://www.margheritacampaniolo.it/crop%202004/fairy_circles_della_namibia.htm

Immagine: BBC - http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/3587431.stm
Recentemente
si è accreditata una brava ricercatrice e scienziata (si chiama van Rooyen), che si è occupata di
questo fenomeno, e questo tema è tornato alla ribalta della stampa
internazionale
Ad
esempio il Dayly Telegraph
del 10 maggio 2004 scrive come "I cerchi delle fate" in Africa
disorientano gli scienziati:
Venticinque
anni di ricerca non sono serviti per trovare la causa di un misterioso fenomeno
naturale, spiega Tim Butcher
del Wolwedans Camp.
Uno dei più misteriosi fenomeni naturali
d'Africa ancora non può essere spiegato nonostante 25 anni di ricerca, hanno
ammesso ieri gli scienziati.
Anelli noti
come "cerchi delle fate" (fairy circles)
che butterano enomi aree di
deserto in Namibia e Sud Africa hanno disorientato i
botanici dell'Università di Pretoria ed il Politecnico della Namibia.
Hanno scartato l'ipotesi dell'attività
delle termiti, quella dell'avvelenanmento da piante
indigene e tossiche, e quella della contaminazione da parte di minerali
radioattivi come possibili cause.
"A
questo punto suppongo che potremmo dire che le "fate" sono una
spiegazione buona come tutte le altre", Gretel van Rooyen, professore di
botanica alla Pretoria ha dichiarato al "Telegraph".
I
ritrovamenti saranno come un sollievo per i boscaioli del posto che
tradizionalmente attribuiscono poteri magici e spirituali a questi anelli
desertici.
Alcune tribù
dicono che ognuno di essi marchia la tomba di un boscaiolo ucciso in scontri
con i colonialisti, sia bianchi che neri, che durante il corso dei secoli hanno
annientato il loro stile di vita nomade e cacciatore.
E c'è
qualcosa di ultra-mondano sui cerchi dei campi deserti a Wolwedans
in Namibia, forse il miglior luogo per vedere il fenomeno.
Le zolle simmetriche nella sabbia si distendono fin dove l'occhio può vedere
attraverso vaste e aperte prospettive, come una forma terrestre gigante di
varicella o come segni di schizzi di gocce di pioggia giganti.
Pensieri così
simbolici erano lontani dalle menti del Prof. van Rooyen e della sua squadra
quando cominciarono ad analizzare i cerchi, che saranno trovati
approssimativamente 100 miglia
nell'entroterra in una fascia che si allunga circa1,500 miglia a sud dell'
Angola. Il territorio è fra il più ostici ed inospitali sul pianeta, il chè può spiegare perché su questi anelli è stata fatta una
ricerca scientifica così parsimoniosa.
Nel 1978 un progetto a lungo termine cominciò quando
alcuni ricercatori picchetarono dei paletti di
metallo al centro di vari cerchi. Si era sempre ritenuto che i cerchi si
spostavano e i paletti avrebbero mostrato quanto ed in che direzione.
Quando i ricercatori ritornarono ai cerchi di prova
dopo 22 anni, scoprirono che non si erano mossi di un pollice.
"Ciò dimostrava che queste cose non sono
dinamiche e così ci concentrammo su quali caratteristiche del suolo del deserto
spiegherebbero la minor crescita in alcuni luoghi e la buon crescita in
altri", ha detto il Prof. van
Rooyen.
"Ma esaminammo una alla volta le teorie, ed una
alla volta erano confutate."
Il comune buonsenso diceva che erano le termiti a provocare i cerchi,
foraggiando da nidi sotteranei e così mantenendo una
parte di suolo desertico priva di crescita.
Ma gli scienziati dimostrarono che le corrette
abitudini di foraggiamento delle uniche termiti di
quella zona smentivano questa teoria.
Esemplari di suolo dai cerchi furono poi riportati a Pretoria per
l'analisi. "Abbiamo fatto tutte le prove base sul suolo per elementi
nutritivi e minerali, ma non abbiamo trovato chiarimenti", ha detto il
Prof van Rooyen.
Le scoperte della ricerca della sua squadra furono
pubblicate in un articolo di 19 pagine nel Journal of Arid
Enviroments.
"Ciò di cui abbiamo bisogno ora è più ricerca
per una dettagliatta classificazione di quel suolo,
usando un spettrometro di massa per scoprire cosa c'è
di diverso su quel suolo.
Finché la ricerca non viene completata in alcuni
anni, le fate rimangono la miglior spiegazione per questo capriccio della
natura africano"
Fonte: TELEHGRAPH NEWS.
Tradotto in italiano da Cropfiles.it
Un mese prima (5 aprile 2004) ne aveva parlato il “Sunday Times” riportando alcune
dichiarazioni della professoressa Van Rooyen, la quale tende ad escludere l’ipotesi aliena, e
tuttavia anche l’ipotesi dell’operato umano, poiché tali cerchi si trovano in
aree estremamente impervie ed inaccessibili; desertiche e secche, dove la
quantità delle piogge è compresa tra i 100 ed i 150 millimetri all’anno.

La Professoressa spiega anche come tali cerchi,
sebbene non si conosca la data in cui si sono formati, restano presenti sul
suolo per molto tempo, verosimilmente per diversi anni. Non si riesce però a
trovare una spiegazione plausibile. I contadini locali e gli indigeni credono a
leggende urbane o mistiche, secondo cui quei cerchi sarebbero fatti dagli
antichi padri che ballavano all’interno degli stessi, oppure sarebbero creati
da forze magnetiche sotterranee.
Fonte:
Fairy circles in desert leave scientists baffled
Four-year study into strange rings fails to find any new clues
by Shanthini Naidoo
Source: Suntimes.co.za
5 Apr 2004
Riportato da: http://www.ufoarea.com/misc_fairy_rings.html

Foto: http://www.fantasymagazine.it/notizie/1250
In questi ultimi giorni è apparso un nuovo articolo su
questo caso, citato tra le “breaking news” del “New Scientist”, dal “The Washington Times”
e molti altri giornali e riviste soprattutto negli States.
Quello che segue è il resoconto (tradotto in italiano) dell’articolo,
arricchito con un nostro piccolo approfondimento.
I misteriosi “cerchi delle fate” sfuggono ad ogni spiegazione
Le tre teorie principali per spiegare le origini dei
misteriosi "fairy circles" (cerchi delle
fate) della Namibia sono state appena congedate, a
seguito di un studio approfondito di ricercatori Sudafricani.
"Ancora rimangono un mistero", dice Gretel van Rooyen,
un botanico dell'Università
"Pretoria" a capo della squadra che ha condotto lo
studio.
I "fairy circles"
sono dischi di suolo sabbioso completamente "nudo", da due a 10 metri
in diametro. Si trovano esclusivamente lungo le frange litoranee ed occidentali
del deserto della Namibia nell'estremo SudAfrica, sono facili da riconoscere perché sono ancora
sterili nel mezzo mentre hanno insoliti perimetri di erbe alte, che emergono
dal resto della vegetazione del deserto.
Da quando i ricercatori hanno iniziato ad interessarsi
a come si formavano questi cerchi, nei
primi anno '70, sono emerse tre principali spiegazioni:
1) le termiti;

http://www.cdpbranca.it/termiti.htm; www.trafs.narod.ru
2)
il suolo radioattivo e/o i frammenti tossici lasciati nel suolo dall'Euphorbia damarana (specie
di pianta del genere Euphorbia, che
comprende un vasto numero di piante dicotiledoni della famiglia delle Euphorbiacee, erbacee o legnose a seconda della specie);

www.dpks-drustvo.si/2000-3/Euphorbia_damarana.htm

www.desert-tours.ch/Reisen/.../Namibia_Bildgalerie_11
3)
la pianta velenosa "milkbush" (nome latino:
Euphorbia tirucalli, la
cui secrezione lattiginosa è velenosa

http://www.bhg.com
; www.pl.barc.usda.gov
La teoria del suolo radioattivo fu rapidamente
abbandonata dopo che van Rooyen
spedì degli esemplari a Bureau degli Standard in SudAfrica
per essere esaminati per la radioattività, e tutti risultarono essere negativi.
"Quella della radioattività al suolo sarebbe stata una spiegazione
perfetta del fenomeno", dice lei, "ma non trovarono alcuna traccia di
radioattività".
Vivo o morto
Per verificare l'ipotesi della pianta velenosa, la
squadra di van Rooyen
localizzò del milkbush nel deserto - sia vivente che
morto - e prese degli esemplari di suolo sottostanti alla pianta. Tentarono in
laboratorio di far crescere piante desertiche su questo terreno e scoprirono
che fioriva al suolo la specie di erba "Lolium multiflorum" (in inglese detta. “Italian
ryegrass” una specie di graminacea del genere delle Poaceae, della Famiglia degli “Angiosperme Monocotiledoni”), mostrando che non c'era
nessun frammento tossico in grado di giustificare gli appezzamenti sterili.

"Lolium multiflorum"
(in inglese detta. “Italian ryegrass”: http://mview.museum.vic.gov.au/paimages/mm/235/23555.htm
L'unica possibile spiegazione rimasta - secondo cui le
termiti mangerebbero tutti i semi sui
"fairy circles" non lasciando niente che lì
possa crescere - "è quella a cui molte persone credono", dice van Rooyen.
Ma quando la sua squadra scavò in cerca di termiti, o
di loro nidi, non trovarono niente. "Noi scavammo trincee profonde oltre 2
metri, ma non trovammo nessun segno o resto".
Allora da dove vengono questi cerchi?
I
ricercatori hanno mostrato che le erbe coltivate su esemplari di suolo presi
dai cosìddetti "cerchi delle fate" si appassirono,
ma fecero meglio di quanto ci si potesse aspettare quando furono fatte crescere
su terreno rigoglioso, dimostrando che sembra proprio esserci qualcosa di
diverso riguardo le due aree di suolo.
Van Rooyen sta ora vagliando la
possibilità che elementi tossici possano essere in qualche modo depositati nei
cerchi. "Ma anche se li troviamo, il successivo problema diventa quelo di spiegare come ci sono finiti". Per il momento, ammette,
"siamo rimasti alle fate".
Sources:
- Exclusive from New Scientist Print Edition,
Andy Coghlan
- Journal reference: Journal of Arid Environments (vol 57,
p 467)
- COOLSCIENCE 'Fairy circles' flummox scientists
Posted Thu, 01 Apr 2004. AFP http://cooltech.iafrica.com/science/313245.htm
Web
Links
Gretel van Rooyen, University of Pretoria
Botany, University of Pretoria
Altri link
http://cooltech.iafrica.com/science/313245.htm
http://www.news24.com/News24/Technology/News/0,,2-13-1443_1506184,00.html
http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/3587431.stm
http://theaustralian.news.com.au/common/story_page/0,5744,9150717%255E29677,00.html
http://www.urbanfischer.de/journals/baecol/content/issue2_00/4010021a.pdf
http://www.newscientist.com/news/news.jsp?id=ns99994833
http://www.newscientist.com/article.ns?id=dn4833
http://www.washtimes.com/upi-breaking/20040509-091650-1970r.htm
http://www.telegraph.co.uk/news/main.jhtml?xml=/news/2004/05/10/wcirc10.xml
